Morti sul lavoro, strage silenziosa: anche Ragusa tra le province colpite

Anche Ragusa è dentro una statistica che non dovrebbe esistere. Una di quelle fredde, fatte di numeri, ma che in realtà raccontano storie spezzate, famiglie distrutte, vite interrotte troppo presto. Nei primi due mesi del 2026, secondo i dati dell’INAIL, in Sicilia si contano già dieci morti sul lavoro. Un bilancio pesante, che sale ulteriormente se si considerano le due vittime dell’ultimo tragico incidente avvenuto a Palermo, dove il crollo di una gru ha provocato la morte di due operai impegnati in lavori in quota.

Una tragedia che riporta con forza al centro dell’attenzione un tema troppo spesso relegato ai margini: la sicurezza nei luoghi di lavoro.

Tra quei dieci decessi registrati nel bimestre c’è anche Ragusa, con una vittima. Un dato che, seppur inferiore rispetto ad altre province, pesa enormemente per un territorio che continua a fare i conti con un fenomeno diffuso e trasversale. Palermo guida questa drammatica classifica con quattro morti, seguita da Catania con tre, mentre Messina, Ragusa e Trapani registrano un decesso ciascuna.

A rendere il quadro ancora più complesso è il dato sugli incidenti “in itinere”, quelli che avvengono nel tragitto tra casa e lavoro: ben quattro delle vittime rientrano in questa categoria, a dimostrazione di come il rischio non si limiti al luogo di lavoro ma accompagni i lavoratori lungo tutta la giornata.

Non meno preoccupanti sono i numeri legati agli infortuni. Nei primi due mesi dell’anno, le denunce complessive in Sicilia sono state 4.105: 3.517 avvenute nei luoghi di lavoro e 588 in itinere. A Ragusa se ne contano 315, un dato significativo che fotografa una realtà fatta di incidenti quotidiani, spesso meno visibili ma comunque rilevanti.

Nel dettaglio, è Catania la provincia con il maggior numero di denunce (1.244), seguita da Palermo (1.024). Poi Messina (371), Ragusa (315), Siracusa (286), Agrigento (272), Trapani (269), Caltanissetta (180) ed Enna (144).

E se si allarga lo sguardo all’intero 2025, il quadro diventa ancora più allarmante: 94 morti sul lavoro in Sicilia, di cui 64 avvenuti durante l’attività lavorativa e 30 in itinere. Anche in questo caso, Ragusa conta sette vittime, confermando come il fenomeno sia radicato e persistente.

Dietro ogni numero c’è una storia che meriterebbe di essere raccontata. Dietro ogni dato c’è una famiglia che chiede risposte. E proprio da territori come quello ibleo deve partire una riflessione più ampia: perché nel 2026 si continua a morire lavorando?

La sensazione è che non si tratti più di emergenze isolate, ma di una vera e propria crisi strutturale che richiede interventi concreti, controlli più stringenti e una cultura della sicurezza che non può più essere rimandata.

Perché il lavoro, diritto fondamentale, non può e non deve trasformarsi in una condanna.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it