Liberazione Biagio Pilieri, parla il cugino Pippo di Comiso: “Ho vissuto mesi di dolore per lui. È stato torturato in carcere”

Pippo Pilieri è un architetto. Vive a Comiso. È cugino di primo grado di Biagio Pilieri, il giornalista e politico venezuelano scarcerato qualche giorno fa dopo il crollo del regime di Maduro. Biagio Pilieri, nato in Venezuela da genitori italiani, ha sempre mantenuto i contatti con la sua terra di origine. “È venuto a Comiso l’ultima volta trent’anni fa – racconta il cugino Pippo Pilieri – era giovane e con una grande passione per la politica. È rimasto in Sicilia alcuni mesi, ha voluto conoscere la sua terra, ha vissuto anche a casa mia”.

La storia di Biagio Pilieri è una storia di emigrazione. Il padre Vincenzo, il più grande dei fratelli Pilieri, emigrò in Venezuela nel 1951. Prima di lui era stato il fratello più piccolo, Salvatore, a emigrare in Sud America, stabilendosi a Chivacoa. Qualche anno dopo li raggiunsero i fratelli più piccoli, Rosario nel 1953 e Antonio nel 1957. Tutti hanno vissuto e sono rimasti in Venezuela, solo Salvatore, che era partito per primo nel 1947, decise di ritornare a Comiso. Qui si sposò e qui vivono oggi i suoi tre figli, Pippo, Miriam e Paola.

“La maggior parte della mia famiglia vive in Venezuela – racconta Pippo Pilieri – ma dopo l’avvento di Maduro e la crisi economica molti hanno lasciato il paese. Il fratello dui Vincenzo, Giovanni, era tenente colonnello dell’esercito. Anche lui oggi vive negli Stati Uniti. Altri si trovano in Cile, Equador, in Spagna. Biagio ha studiato scienze politiche e scinze dell’amministrazione. È anche un giornalista ed è sempre stato un esponente dell’opposizione, anche ai tempi del governo di Hugo Chavez. Nell’estate del 2024 è stato arrestato. In questi mesi ho avuto sue notizie dal figlio Vincenzo, ho saputo che in carcere veniva maltrattato e torturato, che è stato lasciato anche senza cibo. I suoi figli non hanno mai potuto incontrarlo, ma riuscivano ad avere sue notizie. Abbiamo vissuto questo dramma infinito, che ora per fortuna si è concluso. Spero che Biagio stia bene e che possa recuperare le forze dopo una così lunga e dura detenzione”.

Anche Pippo Pilieri si è recato in Venezuela. “Sono andato lì vent’anni fa, c’era ancora Chavez. La situazione era molto difficile, c’era una forte crisi economica. Ma era ancora un paese vivibile, oggi invece vivono in una situazione di estrema povertà. La moneta nazionale, il bolivar venezuelano, si svaluta continuamente. Lo stipendio è di pochi dollari e gli acquisti si effettuano con i buoni che vengono elargiti insieme allo stipendio. Ma non basta. Io talvolta mando 100 euro ai miei cugini. Con quei soldi la famiglia sopravvive per un mese”.

Chi è Biagio Pilieri ?

“Biagio ha la passione per la politica. Ha sempre e lottato per il Venezuela e per i diritti di tutti. Crede nella democrazia. È stato eletto sindaco e deputato. Ha pagato un duro prezzo per la libertà. Ho scritto un messaggio a suo figlio Vincenzo, ma non ho ancora potuto sentirlo. Spero di poterlo riabbracciare al più presto”.

La vicenda di Biagio Pilieri ha avuto grande eco in città. Il consilgiere comunale Salvo Liuzzo, segretario regionale del Partito Liberaldemocratico, chiede che il politico venezuelano, che ha il doppio passaporto e ha mantenuto sempre i contatti con la natìa Comiso, venga ospitato in consiglio comunale. “Da anni Pilieri è impegnato nella difesa della libertà di stampa, del pluralismo politico e dei diritti civili, collaborando anche con María Corina Machado, premio Nobel per la Pace e figura centrale dell’opposizione democratica venezuelana. E’ stato arrestato e detenuto nel carcere dell’Helicoide, uno dei simboli più duri della repressione politica in Venezuela, non per reati comuni, ma per le sue idee.

Comiso è Città della Pace. Una città in cui vive una numerosa comunità di italiani rientrati dal Venezuela, spesso costretti a lasciare tutto, e in cui molti concittadini hanno familiari, affetti e legami ancora laggiù.

Ascoltare direttamente la testimonianza di Biagio Pilieri, nel luogo più alto della rappresentanza cittadina, sarebbe qualcosa di profondamente diverso dal leggerne sui giornali. La testimonianza diretta non è cronaca: è coscienza civile, responsabilità, memoria viva. Chiedo all’amministrazione di invitare ufficialmente Biagio Pilieri affinché possa portare in consiglio comunale la sua terribile esperienza di prigionia politica. Sarebbe un gesto di civiltà istituzionale e di coerenza con i valori che Comiso rappresenta, per affermare che le istituzioni locali non sono indifferenti alla libertà, soprattutto quando questa libertà riguarda un cittadino italiano, con radici comisane, che ha pagato un prezzo altissimo per difenderla”.

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