INQUINAMENTO E SALUTE 2

Leggo dalla stampa di oggi che, come sempre accade quando si vuole intervenire in argomenti difficili e molto delicati, qualcuno tende a sminuire, a sottovalutare o ancora peggio a denigrare un lavoro serio di ricerca, di studio ed approfondimento sul tema dell’inquinamento e della salute dei cittadini.

Premetto, a scanso di equivoci, che non mi sono mai permesso e mai lo farò, di mettere in discussione la salubrità dei nostri prodotti ortofrutticoli perché confido nei controlli che vengono fatti periodicamente e che testimoniano che i nostri prodotti rispettano le direttive ferree per la commercializzazione; ritengo pertanto ipocrita la replica di Vittoria che Cambia che furbescamente travisa l’argomento per ingraziarsi la benevolenza dei produttori. Il problema è enorme e bisogna affrontarlo da tutti i punti di vista e soprattutto da quello che riguarda la salute di tutti i cittadini e dei lavoratori delle serre e dei loro familiari che sono i primi ad essere esposti a questa forte pressione ambientale.

I dati non solo sono preoccupanti ma allarmanti e da parecchi anni e non si è ancora fatto nulla per mettere in correlazione l’aumento di alcune patologie con l’aumento dell’inquinamento ambientale. Secondo questi dati, la provincia di Ragusa, rispetto alla SAU (superficie agricola utile) e il quantitativo di prodotti chimici (tossici e molto tossici ) utilizzati, è una delle zone agricole a più alto rischio di inquinamento di tutta l’Europa. Il bacino imbrifero del Dirillo è completamente inquinato e quello dell’Ippari è completamente morto dal punto di vista ambientale. Le stazioni di rilevamento puntualmente ogni anno testimoniano un inquinamento delle falde acquifere superficiali e profonde di gravità eccezionale; tutte le specie faunistiche che abitavano questi bacini sono scomparse già da parecchi anni.

Rispetto ai quantitativi di prodotti chimici venduti alle aziende agricole ragusane e non a quelle delle altre province, come affermano Dieli e soci,  nel 2009 sono stati venduti 1.5000.000 chili di principi attivi di fitofarmaci e pesticidi che devono essere registrati in appositi registri dai rivenditori e dagli agricoltori che devono manipolarli con appositi brevetti.

Si potrebbe fare come gli struzzi: mettere la testa sotto la sabbia ed aspettare che questa bomba chimica ci scoppia tra le mani. Io credo che non ce lo possiamo permettere e pertanto chiedo che venga fatto uno studio epidemiologico che coinvolga la ASP di Ragusa, le organizzazioni di categoria, l’ARPA di Ragusa e la Facoltà di Igiene dell’Università di Catania, che è stato deliberato già dal Consiglio Provinciale all’unanimità dei presenti su mia proposta l’anno scorso quindi soprattutto dalla maggioranza di centro destra, e che l’amministrazione Antoci ancora non ha commissionato, per valutare l’impatto di questa pressione tossica sulla salute dell’uomo e non sui prodotti ortofrutticoli.

Quindi prego le altre forze politiche ad essere seri e responsabili di fronte ad un argomento che avrà ripercussione anche sulla salute dei nostri figli. (s.v.)

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