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SFIGMO E FONENDO
Sanità
27 luglio 2012 18:53

Si definisce Marcia Allergica l’espressione clinica della storia naturale del soggetto “atopico”; inizia precocemente nei primi mesi di vita, a livello cutaneo con la dermatite atopica e successivamente evolve verso l’apparato respiratorio con la rinite e poi l’asma.

Pensare di impedire l’inizio della marcia cioè fare quella che si dice la prevenzione primaria sembra poco realistico mentre ci sono strumenti terapeutici capaci di ostacolarla ed anche arrestarla; gli antiistaminici sono il primo approccio farmacologico, riducono i sintomi e forse anche la possibilità di sviluppare l’asma, ma il trattamento di scelta per modificare il corso naturale della malattia allergica, cioè per bloccare la marcia, è l’immunoterapia specifica cioè il cosidetto vaccino. Uno studio del 1968, fatto con il vaccino sottocutaneo ha mostrato che la frequenza di asma al termine del periodo osservazionale era del 28% rispetto al 78% in chi non faceva il vaccino, mentre studi più recenti sono stati fatti con il vaccino sottolinguale che si è dimostrato capace di ridurre i sintomi e il consumo dei farmaci nei soggetti con rinite allergica, mantenendo i risultati anche dopo la sospensione.

Questi studi però sono un pò lontani dalla realtà quotidiana (quella che di definisce real life) in quanto non inseriscono soggetti polisensibili, che sono la maggioranza, e la durata della terapia non è mai oltre i due anni, quando l’esperienza ci dice che la terapia deve essere fatta per almeno 3-5 o anche più a lungo per mantenere i risultati ottenuti.

Le malattie allergiche in generale, la rinite e l’asma in particolare hanno avuto un netto incremento fino a riguardare il 40% della popolazione, con una netta prevalenza nei paesi occidentali, più industrializzati e con costi socioeconomici di non poco conto; in parallelo è cresciuta l’associazione rinite-asma, secondo il concetto di unitarietà delle alte e basse vie aeree mentre nei confronti della marcia allergica tutti i tentativi di prevenzione primaria hanno dato risultati deludenti.

Di certo la immunoterapia allergene specifica modifica la storia naturale della malattia, previene l’insorgenza di nuove sensibilizzazioni e mantiene i risultati fino a 5 anni dopo la sua sospensione, questo sia in soggetti che fanno una terapia sintomatica di fondo che in coloro i quali usano i farmaci al bisogno.

E’ apparso comunque chiaro che i farmaci sono inefficaci nel modificare la storia naturale della malattia cioè nell’arrestare la marcia allergica, mentre sono necessari per la gestione dei sintomi sia rinitici che asmatici e sono comunque compatibili anche nel periodo in cui il paziente effettua il vaccino.

Per quanto riguarda la via di somministrazione della immunoterapia in molti paesi, Italia compresa, la via sublinguale ha superato quella iniettiva, anche se c’è da dire che quella orale viene esclusivamente gestita dal paziente e quindi occorre la giusta diligenza, mentre quella iniettiva, su i cui effetti collaterali a volte si blatera in eccesso, nelle mani dello specialista attento garantisce altrettanta efficacia e sicurezza.


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