PAROLE IN LIBERTA’ SUGLI OSPEDALI: NON CI GUADAGNA NESSUNO - Ragusa Oggi

PAROLE IN LIBERTA’ SUGLI OSPEDALI: NON CI GUADAGNA NESSUNO


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PAROLE IN LIBERTA’ SUGLI OSPEDALI: NON CI GUADAGNA NESSUNO
Sanità
20 agosto 2011 8:50

Quando abbiamo deciso di non parlare più delle vicende vere o fasulle che hanno messo in prima pagina in tutto il territorio nazionale gli ospedali ragusani, abbiamo ricevuto il plauso anzitutto dei nostri lettori e poi di tanta altra gente che lo ha saputo per vie indirette. E anche noi ci siamo convinti che abbiamo fatto bene a limitare l’informazione su questi casi alle sole e precise risultanze di organi abilitati non solo a diffondere dati veri ma anche a spiegare per filo e per segno, magari in un linguaggio accessibile a tutti, tali risultati. Altrimenti avremmo sentito tante “imprecisioni” che non fanno bene a nessuno e che non aiutano a capire come sono andate effettivamente le cose.

Altrimenti avremmo raccontato due episodi che purtroppo sono figli della cattiva notizia perché se sono veri diventano l’esatto termometro della situazione, del rapporto pazienti (e familiari) e medici. Il primo ha dell’inverosimile ed è riferito ad una presunta “minaccia” di denunzia di un familiare che alle 9 meno un minuto ha chiesto ad un medico di una divisione del “Civile” a che ora era prevista la colazione. Alla risposta del medico un po’ interlocutoria  “alle 8,30”, la parente avrebbe detto che visto che era passata una mezz’ora dall’orario (militare? n.d.r.) ulteriori ritardi sarebbero stati oggetto di denunzia. Roba da non crederci e noi non ci crediamo, come non crediamo all’episodio di una signora che era caduta a Scicli, era andata in ospedale, che i sanitari di quel nosocomio hanno dirottato la paziente a Modica al reparto di ortopedia e che in questo ospedale nulla era stato rilevato di patologia per cui la sig.ra se l’è cavata con un cerottino. Ma poiché la “feritina” le faceva tanto male ancora 15 chilometri per arrivare a Ragusa dove sarebbe stata diagnosticata e curata una bella fratturina al polso. Ci credete? Noi no! in ogni caso per evitare clamori sarebbe stato legittimo  fare, in silenzio, una precisa denunzia, attendere pochi giorni per risalire a tutta la vicenda e poi “sparare” a zero, dopo i riscontri, e veder punire chi non avesse fatto appieno e con diligenza il proprio dovere.

Noi la pensiamo così ed infatti a chi ha telefonato per dirci queste cose abbiamo risposto di andare da chi di dovere e chiarire tutto.

Abbiamo fatto male? Non lo pensiamo!


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