OBESITÀ E DIABETE: LA CONNESSIONE È SEMPRE PIÙ MARCATA

Uno studio, infatti, ha dimostrato che tramite la valutazione dell’Indice di massa Corporea (BMI o Body Mass Index, un indice di obesità se maggiore di 20) nei giovani adulti si ha la possibilità di predire il rischio di mortalità, di sviluppare diabete mellito di tipo 2 e malattie cardiovascolari dopo 33 anni di vita.

 
Ciò che ne è venuto fuori che quasi il 50% dei giovani obesi andava incontro in età più avanzata al rischio di sviluppare diabete mellito di tipo 2, ipertensione, infarto cardiaco, ictus o tromboembolismo venoso o addirittura morte prima dei 55 anni di età. La cosa preoccupante è che gli uomini obesi sono risultati particolarmente predisposti ad avere un rischio aumentato di 4 volte di sviluppare tromboembolismo venoso ed un rischio aumentato di 3 volte di insorgenza  di qualsiasi altra patologia paragonati a soggetti di pari età normopeso.

“La nostra campagna di informazione e prevenzione – ha detto Gianna Miceli –  che ogni giorno mettiamo in atto mira proprio a questo: a veicolare il messaggio che vivere in modo equilibrato, prendersi cura di sé, volersi bene, significa star bene, significa avere maggiore possibilità di condurre una vita più serena e in salute. Negli spot pubblicitari, soprattutto in concomitanza dell’estate, si parla di prova-costume. Io lo trovo assurdo! Non dovrebbe essere questo il claim da lanciare! Non è al prova costume che dovrebbe interessare, non è un corpo bello da mostrare ciò che conta, bensì un corpo sano e un corpo sano significa anche un benessere psichico. Dall’anno scorso nello staff di volontari dell’Aiad ci sono molti giovani, infermieri, psicologi, counsellor che hanno ideato e già realizzato, in parte, interessanti progetti mirati proprio a questo.”

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