“L’INCONTRO TRA ETTORE E ANDROMACA”

Ettore e Andromaca  pur esprimendo  ideali di vita diversi, legati fortemente alla sfera d’azione  che uomo e donna rivestono nella società omerica,  incarnano il ruolo che in qualunque società riveste la figura maschile e quella femminile.

Ma focalizziamo più nei dettagli le due realtà.

Uomo e donna senza i quali l’umanità non esisterebbe, uomo e donna senza i quali i poeti non potrebbero ispirarsi, uomo e donna così diversi e così compatibili.

A me piace immaginarli così, l’uomo e la donna, stretti in un abbraccio d’amore, ma un tempo, quando gli aedi nelle corti affollate narravano le vicende di “donne, cavalieri, armi e amore” essi  avevano il cuore duro, cuore che amava, forse, cose diverse.

Nel mondo omerico, Ettore rappresenta l’eroe in tutta la sua pienezza, in tutta la sua importanza, rappresenta colui che è e colui che sarà.

Rappresenta colui che è consapevole del suo ruolo ed è proprio questa consapevolezza che lo spinge ad un senso di appartenenza, quasi obbligo nell’adempiere nel modo più giusto ai suoi doveri.

La priorità che arde sotto l’armatura fredda di qualsiasi eroe la “timè” , l’onore che come un secondo nome, come l’amico più fedele lo dovrà accompagnare ovunque, anche quando il suolo non sarà più sostegno per i suoi piedi ma dimora per il suo corpo!

Ciò che è importante per lui, nella strada di ritorno verso casa, non è rivedere il proprio bambino o abbracciare la moglie, ma il modo in cui il popolo lo guarda mentre passa, il modo in cui lo rispetta e lo ammira.

La sconfitta più grave per un eroe non è la lama fredda di una spada che oltrepassa l’armatura per trafiggerne il cuore, ma la sconfitta intesa come vergogna, come il non riconoscimento del proprio ruolo, come il disprezzo negli occhi di chi li guarda…

La donna, invece, vive con la vergogna, essa è la sua più cara compagna ed in silenzio tengono la testa bassa e la bocca chiusa.

La donna non vive la guerra come concetto di eroismo e gloria, ma come portatrice di morte e dolore, sia per loro che spesso sono bottino di guerra sia per i loro amati.

Definirei l’uomo e la donna entrambi oggetto, di qualcuno, di qualcosa.

L’ uomo  schiavo della patria e della guerra, la donna schiava e oggetto dell’uomo.

Ma la patria schiavizza con onore; si ritengono fortunati i prescelti, nati e creati per proteggerla e combattere per essa.

L’uomo, invece, schiavizza in modo cruento, senza rimorso, l’uomo sembra quasi sconoscere  l’amore, se non nella sua forma più superficiale.

La donna è descritta come un essere infelice, che sa amare ma non può farlo, che sa parlare ma deve tacere.

L’uomo omerico diversamente da come potremmo pensare, visti i valori per cui è impegnata la sua esistenza, piange e soffre anche lui, ma Omero spesso concede alla donna un ruolo essenziale, infatti è proprio Elena, una donna, la motrice della guerra, è proprio Briseide, una donna, che fa lacrimare gli occhi freddi di Achille.

Ma il Poeta non lascia alle donne poi così tanto spazio in quanto l’ira rimane comunque l’elemento portante del tema, ma a parer mio anche la vendetta e la ribellione si contengono il primo posto e sono proprio questi elementi che se pur narrati molti secoli fa sono gli stessi che hanno caratterizzato l’evoluzione e l’emancipazione  di entrambe queste figure.

Anche se  oggi, nel 2013 ci sono molti elementi che schiavizzano l’essere umano, rendendolo oggetto, sono sicura che ci saranno molte altre battaglie da combattere per potere dire di essere tutti, indipendentemente dal sesso,veramente liberi.

Quella di Troia è solo l’inizio…

  Recensione al VI libro dell’Iliade prof. Referente: Enza Ferro

alunna: Carola Antoci,  classe IV B

Liceo Classico “Umberto I”, Ragusa

 

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