“FRAMMENTI D’ANIMA” ROMANZO DI MARINELLA TUMINO TRA I MEANDRI DELL’AMORE

 Elegante cornice , da “Enchanté” sala da Thé e Biscuits di via Carducci, per la seconda  presentazione di  “Frammenti d’anima”, romanzo d’amore e di passioni scritto da Marinella Tumino. ”. L’autrice, insegnante di lettere all’Itis ex  Majorana,  ha voluto incontrare altri colleghi ed amici che non avevano potuto assistere alla “prima” del suo romanzo e l’ha voluto fare alla sua maniera gioiosa,  con l’accompagnamento musicale alla chitarra di Aldo Terranova e Fabio Fatuzzo che tra testi di Paolo Conte e Jovanotti hanno sottolineato e dato corpo alle parole del romanzo . Ad accompagnare Marinella Tumino in questa sua seconda presentazione la professoressa Silvana Giliberto che ha dato al romanzo una ulteriore impronta romantica  collocando la protagonista nella sua contemporaneità e riuscendo anche  ad “assolvere” Carlo, l’amante, l’uomo sposato, il commissario di polizia che si introduce furtivamente nella vita di Matilde sconvolgendo la sua stessa esistenza nel bene e nel male. Un crescendo di emozioni nel romanzo  ma il tutto legato ad un colpo di fulmine che porterà i due protagonisti, Matilde e Carlo, a vivere un’avventura travolgente, un viaggio il cui cerchio viene a chiudersi non senza dolori. “E- dice Gaetano Iachelli nella post-fazione al libro- la nostra anima, a ben guardare, è piena di fotografie di viaggi, di storie e sogni d’amore indelebili e preziosi”. Una narrazione molto fresca e solare , mai triste quella di Marinella Tumino,  anche nei momenti in cui la protagonista, Matilde, arriva quasi ad annientarsi dal resto del mondo per un dolore non fisico che le farà perdere tanti “frammenti d’anima”.. Dolore che, visto con gli occhi del dottore Iachelli,  psicoterapeuta,  è vissuto in una sorta di “anestesia “: “I protagonisti- annota Iachelli-  vivono in bolle di anestesia, di quelle anestesie che fanno restare svegli”.   Varie, infatti, possono essere le chiavi di lettura di questo romanzo che senza voler contraddire alcuno, tanto meno la sua autrice, lasciano al lettore anche giudizi differenti da quelli emersi fin’ora.

Non potrò mai esimermi, vista la mia natura critica , dal dare un mio crudo e personale  parere  alla storia  ,  la cui fine, senza voler nulla anticipare al lettore, segue il cliché  di tutte  le storie d’amore  dominate dall’avventura. E’ un copione che raramente la vita  riesce a  non rispettare.  Matilde in questa pericolosa e piacevole avventura proibita è l’unica ad aver amato con l’anima e non solo col corpo. Ha goduto sempre di quell’attimo fuggente ma ha sempre perso frammenti d’anima, anche nei momenti di intensa felicità e di passione,  senza mai accorgersene. Lui , Carlo, no. Lui rappresenta la miriade di uomini le cui avventure amorose sono legate principalmente al sesso, alla  trasgressione, o alla noia di una vita coniugale perfetta. Questa storia è centrata soprattutto sullo spasimo di Matilde: di lei l’autrice ci racconta tutto a cominciare da quelle “farfalle nello stomaco” che finiranno per ridurla, con un processo a ritroso, in una larva umana nell’attesa e nella speranza di un incontro, di una telefonata o semplicemente di un sms sillabico.   “Lo teneva nel suo sottopelle come una cicatrice. Era stato troppo amore” ( cap XVI)

 Non credo che Matilde con la sua intelligenza avesse mai potuto pensare ad una fine diversa della sua storia ma sicuramente visto che è stata l’unica ad aver amato con l’anima e non solo col corpo ci ha provato, o meglio,   ci ha sperato. Ma lui , Carlo, ha giocato con la sua bella preda.  Si è permesso di restare mesi senza farsi vivo e poi come se nulla fosse successo, come se quel tempo non fosse mai passato , di ripresentarsi, approfittando di quell’amore , di quel porto sicuro che è il cuore di Matilde,  perché troppo sicuro che lei non lo avrebbe mai respinto.

E  l’ autrice di questa coinvolgente storia, in  un ipotetico processo mediatico assolverebbe Carlo?

L’autrice ci ha pensato un po’ prima di risponde a questa domanda perché anche questo personaggio fa parte del romanzo che lei ha “generato”,  anche questo è un “figlio suo” nonostante tutto e  nella storia non è riuscita a trattarlo male neanche durante la descrizione delle sue lunghe assenze .  L’autrice riesce a giustificarle come causa “di una  grande mole di lavoro”. Ci si chiede:  Ma noi, donne del XXI secolo, sicure, emancipate, libere, siamo  ancora troppo stupide  e cieche di fronte all’amore?  Matilde Stefanelli  in questo viaggio d’amore pare di esserlo  e non importa quanti frammenti d’anima lascerà su questa terra.. perché lei nonostante tutto ha vissuto e gioito di questo suo amore!

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it