Due giorni in cui la provincia di Ragusa torna protagonista, a livello regionale, in tema di Medicina di Laboratorio. Per questo appuntamento sono attesi nel capoluogo ibleo, venerdì 23 e sabato 24 ottobre, accademici, biologi, laboratoristi, medici patologi clinici, tecnici sanitari di laboratorio biomedico ed infermieri per un aggiornamento scientifico trasversale volto a fare incontrare ricerca […]
Un milione di uova al giorno, mangimi e fiori bloccati: il nostro viaggio nel polo avicolo modicano e nel florovivaismo ibleo travolti dalla protesta dei Tir
21 Ott 2026 18:01
Un milione di uova al giorno. È questa, nell’ordine di grandezza, la produzione che parte dal polo avicolo modicano verso mercati, piattaforme logistiche e supermercati. Una macchina produttiva tra le più importanti del Mezzogiorno che ha bisogno, però, di una condizione essenziale: che i camion possano muoversi.
Ed è proprio qui che la protesta degli autotrasportatori sta mostrando uno dei suoi effetti più pesanti sulla provincia di Ragusa. Perché quando si fermano i Tir non restano ferme soltanto le merci sugli scaffali: si blocca una catena che parte dagli allevamenti, passa dai mangimifici, dai centri di selezione e confezionamento, dagli stabilimenti di trasformazione e arriva fino alla grande distribuzione.
RagusaOggi ha raccolto questa mattina le testimonianze di alcuni operatori del settore. Il quadro che emerge nel nostro viaggio è quello di un sistema che continua a lavorare, ma con margini sempre più ridotti e senza certezze sui giorni successivi.
Le uova rappresentano il primo problema. Ogni giorno dal Modicano ne vengono prodotte enormi quantità e una parte consistente deve lasciare la provincia attraverso vettori esterni diretti ai centri di distribuzione della Gdo.
Qualcosa riesce ancora a muoversi sul territorio. La provincia di Ragusa ha infatti una particolarità che, in questa fase, sta rappresentando almeno un piccolo vantaggio: alcune importanti catene regionali della grande distribuzione hanno qui i propri centri logistici. Raggiungere questi CeDi è quindi più semplice rispetto a una spedizione destinata ad altre aree siciliane o ad altre regioni.
Ma anche questo meccanismo sta rallentando.
La grande distribuzione, sapendo di avere difficoltà a trasferire successivamente le merci dai centri logistici ai singoli supermercati, tende a non effettuare ordini nelle quantità abituali. Pesano i blocchi lungo le strade, ma anche le difficoltà nell’approvvigionamento di carburante e il forte aumento dei costi di trasporto.
Il risultato è un paradosso: le uova vengono prodotte, ma diminuiscono le possibilità di farle arrivare dove servono.
Per le aziende più strutturate esistono alcune possibilità per limitare almeno temporaneamente le perdite. È il caso di Avimed, una delle principali realtà del polo avicolo modicano, che dispone anche di un innovativo impianto di pastorizzazione.
Le uova che non riescono a essere assorbite dal mercato del fresco possono quindi, in parte, essere destinate alla trasformazione. Il pastorizzatore consente di lavorare il prodotto e di evitare che l’esubero quotidiano si trasformi immediatamente in merce da eliminare.
Ma non è una soluzione definitiva.
Anche il prodotto pastorizzato deve successivamente essere commercializzato e trasportato. E le uova che rimangono in attesa di essere vendute continuano inevitabilmente a perdere giorni rispetto alla loro scadenza commerciale. Più tempo passa, più diminuisce il periodo utile per la vendita e più aumenta il danno economico.
C’è poi una distinzione importante nella logistica. le aziende avicole utilizzano i propri camion soprattutto per i trasferimenti interni tra gli allevamenti e il centro di selezione e imballaggio. Quando invece il prodotto deve raggiungere i centri di distribuzione, entrano in gioco prevalentemente vettori esterni.
Ed è su questi collegamenti che oggi si concentra il problema.
Ma fermarsi alle uova significa raccontare soltanto una parte della crisi.
Il polo avicolo modicano comprende allevamenti di galline ovaiole, polli, attività di trasformazione e un sistema mangimistico che alimenta quotidianamente migliaia di animali. Gli allevamenti non possono semplicemente sospendere l’attività aspettando che finisca la protesta.
Una gallina deve mangiare ogni giorno.
E proprio il mangime sta diventando uno degli aspetti più preoccupanti.
In una delle aziende del comparto mangimistico tra le più grandi, nelle ultime ore ben 17-18 camion risultavano fermi nel parcheggio, impossibilitati a raggiungere regolarmente i clienti. Cinque autotreni avrebbero dovuto dirigersi verso la Calabria, dove alcuni allevamenti hanno ormai esaurito le proprie scorte di mangime.
Ma partire significa rischiare di rimanere bloccati lungo il percorso. Gli operatori raccontano di telefonate continue da parte degli allevatori. Non si tratta di un semplice ritardo nella consegna di una merce: quando finisce il mangime, in un allevamento intensivo il problema diventa immediatamente serio.
Per le galline ovaiole, inoltre, un’alimentazione regolare è strettamente legata alla produzione. Qualsiasi interruzione può avere conseguenze sull’intero ciclo dell’allevamento, con danni che non necessariamente si esauriscono quando ripartono i camion.
La difficoltà riguarda anche il percorso inverso. Le aziende devono trasferire polli e galline destinati alla macellazione, movimentare animali tra le strutture e consegnare i prodotti già trasformati.
Ogni blocco crea quindi un effetto domino.
A monte c’è poi un altro problema: le materie prime necessarie a produrre i mangimi. Secondo quanto riferito dagli operatori del settore, fino a ieri risultavano ferme in porto anche quattro navi con carichi di materie prime destinate proprio ai mangimifici.
Se queste forniture non riescono a raggiungere gli stabilimenti, la crisi non riguarda più soltanto la distribuzione del mangime già prodotto, ma anche la possibilità di continuare a produrlo.
È una catena nella quale ogni anello dipende dal precedente.
Il ricorso ai mezzi propri e ai piccoli furgoni dei “padroncini” consente in alcuni casi di garantire consegne di prossimità, ma non può sostituire la logistica pesante. Quando devono essere spostati grandi quantitativi di prodotto, servono camion e autotreni. E anche i mezzi più piccoli, riferiscono gli operatori, in alcuni punti possono incontrare difficoltà nel superare i presidi.
Nel frattempo la crisi ha già superato i confini dell’avicoltura. Nel settore agricolo Coldiretti ha attivato una cabina di regia sul territorio, con presidi tra Ragusa, Scicli, Vittoria e Ispica, per cercare di coordinare la raccolta dei prodotti e i trasporti in una fase nella quale ogni viaggio deve essere valutato quasi caso per caso.
Nella fascia trasformata il problema è drammatico. Pomodori, ortaggi e altri prodotti freschi non possono attendere giorni in magazzino. Se non partono, perdono rapidamente valore fino a diventare invendibili.
Confagricoltura parla di gravi danni. La revoca del fermo annunciata in Sicilia, da sola, non basta a sbloccare le spedizioni. In alcuni punti dell’Isola i presidi restano attivi e per raggiungere i mercati del Centro e del Nord i camion devono attraversare regioni in cui la protesta prosegue: nessuno mette in viaggio un carico deperibile senza la certezza di arrivare.
Per questo Confagricoltura Ragusa ha chiesto, insieme alle altre organizzazioni presenti, che lo Stato garantisca il transito dei mezzi carichi di prodotto fresco fino ai porti da cui la merce può proseguire via mare, con un raccordo tra le prefetture lungo il tragitto. Ha proposto inoltre che le decisioni vengano rese note con una comunicazione ufficiale: in giorni in cui circolano notizie contraddittorie, una fonte certa consente alle aziende di programmare le spedizioni e toglie spazio alle voci.
E intanto i mercati non aspettano. La grande distribuzione deve comunque rifornire gli scaffali e, quando i prodotti siciliani non arrivano, può rivolgersi ad altri territori o all’estero. È uno degli aspetti che preoccupano maggiormente gli imprenditori: non soltanto perdere il raccolto di oggi, ma rischiare di perdere anche clienti e commesse domani.
Problemi pesanti anche nel florovivaismo del territorio sciclitano e ibleo.
Qui la logistica funziona nelle due direzioni. Da una parte devono partire fiori e piante destinati ai mercati italiani ed europei; dall’altra devono arrivare prodotti e forniture provenienti anche dal Nord Europa, in particolare dall’Olanda.
Camion carichi di piante e fiori sono rimasti fermi lungo il percorso, soprattutto in Calabria. Per un settore che lavora con prodotti vivi, stagionalità precise e consegne programmate, alcuni giorni di ritardo possono tradursi direttamente in perdita di valore commerciale.
E più passano le ore, più la protesta degli autotrasportatori smette di essere una questione interna alla categoria.
Si fermano le uova. Si fermano i polli. Non arriva il mangime. I prodotti agricoli non raggiungono i mercati. Le aziende florovivaistiche non riescono a ricevere o spedire la merce. La grande distribuzione riduce gli ordini perché non sa se sarà poi in grado di effettuare le consegne. E il costo crescente del carburante continua, nel frattempo, a pesare su tutto ciò che riesce ancora a viaggiare.
La provincia di Ragusa, per la sua posizione geografica e per una struttura economica fortemente orientata all’agricoltura, all’allevamento e alla produzione di merci destinate fuori dalla Sicilia, è particolarmente esposta.
Essere uno dei territori produttivi più importanti dell’Isola significa infatti dipendere ogni giorno da migliaia di chilometri percorsi su gomma.
Nel polo avicolo modicano lo si vede forse meglio che altrove: basta interrompere la circolazione dei camion perché un sistema capace di produrre circa un milione di uova al giorno cominci rapidamente a riempire magazzini, ridurre gli ordini, cercare soluzioni alternative e, contemporaneamente, preoccuparsi per qualcosa di ancora più elementare: riuscire a portare il mangime agli animali.
La protesta dei Tir è partita dal costo del carburante e dalle difficoltà dell’autotrasporto. Ma dopo giorni di blocchi il rischio è che il conto venga pagato da un numero sempre maggiore di categorie.
E nel Ragusano quel conto è già cominciato ad arrivare.

© Riproduzione riservata