Stipendi che rendono meno e risparmi intaccati: l’allarme Istat tocca le famiglie iblee

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Nelle case della provincia di Ragusa i conti di fine mese si fanno con un’attenzione che non si vedeva da tempo. Lo stipendio arriva ma rende meno, i risparmi vengono intaccati poco alla volta e l’idea che il peggio fosse passato comincia a vacillare. Non è un’impressione: è il quadro che il presidente dell’Istat, Francesco Maria Chelli, ha illustrato ieri 12 Ottobre, alle Commissioni Bilancio di Camera e Senato sul Documento di finanza pubblica 2026. In tutta Italia il potere d’acquisto delle famiglie torna a scendere.

Nell’ultimo trimestre del 2025 il reddito disponibile è calato dello 0,4% e il potere d’acquisto dello 0,8%. I consumi sono saliti comunque, ma solo perché le famiglie hanno risparmiato meno: la quota di reddito messa da parte è scesa al 7,8%. Nel frattempo il carrello si è alleggerito, con le vendite di alimentari in calo dello 0,5% in volume. È un equilibrio fragile: le famiglie difendono il tenore di vita attingendo alle riserve, che non sono infinite.

Pesa la nuova fiammata dei prezzi, legata al conflitto in Medio Oriente e alla chiusura dello Stretto di Hormuz, che ha spinto il petrolio oltre i cento dollari al barile. L’inflazione è risalita all’1,7% a marzo, con gli alimentari freschi fino al 4,7%, e il governo la stima ora al 2,9% per il 2026. Se il petrolio restasse intorno ai cento dollari, secondo l’Istat la crescita perderebbe tre decimi di punto all’anno.

Sul fronte delle buste paga il recupero resta parziale. Nel 2025 i salari contrattuali sono cresciuti del 3,1%, più dei prezzi, ma dal 2021 hanno perso il 7,8% del loro valore reale, con punte del 9% nel pubblico impiego e nei servizi privati. Molti rinnovi, inoltre, sono stati calcolati su un’inflazione intorno al 2%, e i dipendenti pubblici attendono ancora il contratto 2025-2027.

Non stupisce che a marzo la fiducia dei consumatori sia crollata: il clima economico è sceso da 99,1 a 88,1 punti, e la quota di famiglie in attesa di nuovi rincari è salita dal 41,7% al 58,1% in un solo mese. A complicare il quadro c’è il fisco, con la pressione fiscale salita al 43,1% del Pil.

Ogni decimale di inflazione in più e ogni rinnovo che arriva in ritardo diventano scelte concrete per le famiglie iblee: che cosa rimandare, su che cosa risparmiare. A Roma la partita del potere d’acquisto si misura in decimali. In provincia si misura ogni giorno, sul bilancio di casa.

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