Sospettati di essere gli “scafisti”: scarcerati dopo il confronto con chi li avrebbe individuati

Sospettati di essere gli “scafisti”: scarcerati dopo il confronto con chi li avrebbe individuati

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Erano stati arrestati in tre con l’accusa di favoreggiamento aggravato dell’immigrazione clandestina. Tutti e tre di origine egiziana. Dopo l’incidente probatorio sono stati però tutti scarcerati. Il giudice per le indagini preliminari ha restituito gli atti al Pm che dovrà decidere se esercitare o meno l’azione giudiziaria o archiviare con un “non luogo a procedere”.

La cronaca: i fatti si riferiscono all’arrivo in Italia, a Pozzallo, di 57 persone che il 24 luglio del 2026 erano state messe in salvo dalla motovedetta Cp 325 della Guardia costiera. Erano a bordo di una piccola imbarcazione di legno di 10 metri di lunghezza a 46 miglia nautiche a sud est dell’Isola delle Correnti, nel Siracusano. Ravvisati sovraffollamento e mancanza di dispositivi di sicurezza, la motovedetta provvedeva al salvataggio, effettuando il trasbordo e conducendo i migranti a Pozzallo per lo sbarco. Le persone a bordo erano in tutto 57; 49 originarie del Bangladesh (tra loro 10 minori non accompagnati) e 8 egiziani (tra loro 2 minori non accompagnati).

Ne sono seguite le procedure di identificazione successive all’accoglienza in banchina. Quattro le persone ascoltate dalle forze di polizia, tutte bangladesi, con l’intento di conoscere i dettagli della traversata effettuata e sono le stesse che sono state risentite dal gip in sede di incidente probatorio, con gli indagati assistiti dagli avvocati Italo Alia e Jessica Di Martino. Il giudice ha acconsentito a sentire anche tre testi della difesa, tre egiziani.

Al termine dell’incidente probatorio il giudice ha scarcerato tutti e tre gli indagati ed ha restituito il fascicolo al pubblico ministero che dovrà determinare se proseguire con l’azione giudiziaria o archiviare la vicenda. Sullo sfondo ci sarebbe il cosiddetto stato di necessità che potrebbe avere spinto il nucleo di persone che avrebbe condotto l’imbarcazione (nessuna immagine dai telefonini che sarebbero stati bloccati prima della partenza) ad agire per la propria sopravvivenza anche distribuendo i pochi viveri a disposizione.


I migranti sentiti come testimoni, avrebbero parlato di una somma notevole sborsata per arrivare al viaggio via mare. Avrebbero pagato tra i 17mila e i 18mila euro ad un referente in Bangladesh in connessione con un trafficante libico, per la prima parte di viaggio in aereo dal Bangladesh all’Arabia Saudita e poi in Libia dove avrebbero atteso diversi mesi prima dell’imbarco. Durante la traversata, nessuna minaccia, ma sarebbero rimasti chiusi in alcuni magazzini dove alcune persone portavano loro cibo e acqua, in attesa che le famiglie racimolassero la somma complessiva pattuita per intraprendere anche l’ultima parte di quel viaggio che li avrebbe condotti in Sicilia. Sul barcone di legno erano rimasti senza benzina; alcune persone erano state stipate sotto coperta accanto alle taniche di carburante, ammassate e in condizioni di pericolo.

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