In provincia di Ragusa oltre dodicimila persone sostenute dall’assegno di inclusione

In provincia di Ragusa oltre dodicimila persone sostenute dall’assegno di inclusione

Decidi tu come informarti su Google.
Aggiungi RagusaOggi alle tue Fonti preferite. Quando cercherai una notizia, ci troverai più facilmente.
AGGIUNGI

L’Istat ha pubblicato ieri il rapporto sulla povertà in Italia relativo al 2025. Sono oltre 5,4 milioni le persone in povertà assoluta, il 9,3 per cento della popolazione. Le famiglie coinvolte superano i 2,1 milioni, pari all’8 per cento del totale. Rispetto al 2024, nonostante una lieve diminuzione dei valori, le differenze non sono statisticamente significative e il fenomeno rimane sostanzialmente stabile.
Nel Mezzogiorno la povertà assoluta coinvolge 813mila famiglie, il 9,6 per cento di quelle residenti. Particolarmente esposti i minori: in Italia sono un milione e 136mila quelli in povertà assoluta, il 12,5 per cento della popolazione sotto i 18 anni. Nelle famiglie con almeno cinque componenti l’incidenza raggiunge il 19,2 per cento.

E il ragusano?
L’Istat non fornisce una stima della povertà assoluta per singola provincia. È però possibile incrociare i dati disponibili dell’Inps, del ministero dell’Economia, dell’Istat stesso e dell’Ispettorato del lavoro, ricavandone diversi indicatori delle condizioni economiche del territorio.
Il dato più recente riguarda l’assegno di inclusione. Secondo l’Inps, a giugno 2026 nella provincia di Ragusa erano 5.146 le famiglie beneficiarie, per complessive 12.652 persone coinvolte. L’importo medio mensile erogato era di 665 euro.
Un anno prima, nel giugno 2025, le famiglie beneficiarie erano 5.004 e le persone coinvolte 12.279. L’aumento è rispettivamente del 2,8 e del 3 per cento. Sono dati relativi a una prestazione assistenziale, soggetta a specifici requisiti: non rappresentano il numero dei poveri assoluti e la loro variazione non dimostra un aumento della povertà. Non possiamo stabilire quanti beneficiari dell’assegno di inclusione abbiano un’occupazione.

I redditi dichiarati
Un altro elemento arriva dalle dichiarazioni dei redditi. Come abbiamo già scritto il 26 settembre scorso, elaborando i dati del ministero dell’Economia relativi ai redditi del 2024, 108.161 contribuenti ragusani su 213.414 dichiarano non più di 15mila euro lordi annui. Sono il 50,7 per cento del totale.
La distribuzione territoriale presenta differenze considerevoli. Ad Acate la quota raggiunge il 64,3 per cento, a Vittoria il 62,7, a Santa Croce Camerina il 57,7 e a Comiso il 55,7. Seguono Chiaramonte Gulfi con il 53 per cento e Scicli con il 50,8. Nel capoluogo la percentuale scende al 43,1 per cento.
Rispetto al 2023 si registra un miglioramento: i contribuenti entro i 15mila euro sono diminuiti da 111.592 a 108.161 e la loro incidenza è passata dal 53,1 al 50,7 per cento. Il confronto riguarda tuttavia una soglia nominale di reddito individuale e non permette, da solo, di misurare l’andamento della povertà.

Il mercato del lavoro offre un ulteriore elemento di valutazione
Nel 2024 il tasso di occupazione della popolazione tra 20 e 64 anni era del 64,6 per cento nella provincia di Ragusa, contro il 50,7 per cento della Sicilia e il 67,1 per cento dell’Italia. Un risultato sensibilmente migliore della media regionale e relativamente vicino a quella nazionale.
Il confronto cambia quando si passa alle retribuzioni. Secondo il rapporto Istat sul Benessere equo e sostenibile dei territori, nel 2023 la retribuzione media annua dei dipendenti privati non agricoli era di 15.590 euro lordi nel ragusano, contro 17.135 in Sicilia e 23.630 in Italia.
Sono 8.040 euro all’anno in meno rispetto alla media nazionale, una differenza del 34 per cento. Il dato riguarda le retribuzioni effettivamente percepite nell’anno, influenzate anche dalla durata dei rapporti di lavoro, e non può essere interpretato come una differenza altrettanto elevata nelle paghe orarie.
Anche la continuità lavorativa pesa. Nel 2023 le giornate retribuite nell’anno rappresentavano a Ragusa il 72,1 per cento di quelle teoricamente retribuibili, contro il 78,9 per cento nazionale.
Il rendiconto sociale provinciale Inps aggiunge un altro elemento. Sempre nel 2023, il part-time riguardava il 40,6 per cento dei dipendenti privati non agricoli ragusani, contro il 27,4 per cento italiano. Tra le donne della provincia l’incidenza raggiungeva il 63,4 per cento.
Quanto ai nuovi rapporti di lavoro, nel 2024 l’Inps ha registrato 32.016 assunzioni nel settore privato non agricolo della provincia. Di queste, 18.872 erano a tempo determinato e 4.730 stagionali: complessivamente il 73,7 per cento delle assunzioni considerate. È un dato sui nuovi contratti, non sulla composizione di tutti i posti di lavoro esistenti. I dati provinciali mettono in evidenza una situazione precisa: un territorio con livelli di occupazione relativamente elevati nel contesto siciliano, ma con retribuzioni medie contenute, una forte presenza di lavoro a tempo parziale e rapporti spesso di breve durata. A questi elementi si aggiunge una componente di lavoro irregolare la cui consistenza provinciale complessiva non è quantificata.
Alla retribuzione contenuta e alla discontinuità occupazionale si affianca il lavoro sommerso, che sfugge almeno in parte alle statistiche sulle retribuzioni regolari. Secondo un’elaborazione della Cgia di Mestre su dati Istat del 2023, in Sicilia si stimavano 221.200 occupati irregolari, con un tasso di irregolarità del 14 per cento.

La piaga del lavoro nero
Per il ragusano esistono i risultati dei controlli dell’Ispettorato nazionale del lavoro.
Nel 2025 sono state concluse 285 ispezioni, delle quali 192 con esito irregolare e 93 regolari. Le irregolarità hanno quindi interessato il 67,4 per cento delle ispezioni definite. In agricoltura la percentuale raggiunge il 77,5 per cento, nel terziario il 68,3, nell’edilizia il 64 e nell’industria il 63,3.
Le verifiche sono mirate e comprendono violazioni di diversa natura. Lo stesso rapporto dell’Ispettorato consente di isolare un dato più preciso: nel 2025 sono stati individuati 52 lavoratori in nero, dei quali 23 nel terziario, 19 nell’agricoltura, 7 nell’edilizia e 3 nell’industria. È il risultato dell’attività di vigilanza documentata dall’Ispettorato, non una stima del numero complessivo dei lavoratori irregolari presenti sul territorio.
Il rapporto Istat pubblicato ieri conferma, a livello nazionale, che il lavoro non sempre mette al riparo dalla povertà. Tra le famiglie in cui la persona di riferimento è un lavoratore dipendente, l’incidenza della povertà assoluta è dell’8,5 per cento e raggiunge il 14,3 per cento quando è operaio o assimilato.

© Riproduzione riservata

Invia le tue segnalazioni a info@ragusaoggi.it