Carburanti, clima e logistica: la radiografia della crisi agricola secondo Sandro Gambuzza

Carburanti, clima e logistica: la radiografia della crisi agricola secondo Sandro Gambuzza

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C’è un serio problema per il mondo produttivo e commerciale. Lo affronta nel dettaglio il vicepresidente nazionale di Confagricoltura, Sandro Gambuzza, che parla di una “combinazione di fattori negativi che si rafforzano a vicenda. Sono l’aumento dei costi di produzione, gli effetti di un clima sempre più estremo e le criticità della logistica e dei trasporti. Tre emergenze che, sommate, possono trasformare un raccolto in una perdita economica. Il caro carburanti è soltanto la punta dell’iceberg”. Chiara la riflessione del rappresentante nazionale di categoria, che vive in un territorio legato all’economia agricola.

“Non possiamo continuare a chiedere alle aziende agricole produzioni di qualità e presidio di un territorio senza riconoscere che tutto questo ha un costo. Sappiamo che l’agricoltura è esposta agli eventi climatici: non può trasferire la produzione altrove, né recuperare facilmente ciò che una stagione sfavorevole ha compromesso. Per questo servono investimenti in infrastrutture irrigue, strumenti di gestione del rischio, innovazione tecnologica e politiche capaci di sostenere concretamente l’adattamento delle imprese”.

E poi una riflessione sulla logistica, problema che in questi giorni ha messo in ginocchio intere aziende e la distribuzione: “Quando si ferma la logistica, il prodotto resta nei campi. Le difficoltà nei trasporti e lo sciopero degli autotrasportatori compromettono il trasferimento dei prodotti dai campi ai centri di lavorazione, ai mercati e alla distribuzione organizzata. Per i prodotti deperibili, il tempo è una variabile decisiva. Non sempre è possibile attendere che la situazione si normalizzi. Una finestra di raccolta persa, una consegna mancata o un ordine non evaso possono determinare danni economici irreversibili”.

“Il paradosso è che un’impresa può avere un prodotto pronto, di qualità e richiesto dal mercato ma non riesce a trasformarlo in ricavo – spiega ancora Sandro Gambuzza –. In queste circostanze, ci sono aziende costrette a lasciare il prodotto nei campi o a distruggere produzioni che non è più possibile raccogliere o collocare commercialmente. È una perdita che va oltre il valore del raccolto: dietro quel prodotto ci sono mesi di lavoro, investimenti, acqua, energia, carburanti, fertilizzanti e manodopera”.

“Il mercato che perdiamo oggi può diventare domani quello della concorrenza estera. Quando un’impresa agricola non riesce a rispettare un ordine della grande distribuzione organizzata, il cliente deve trovare un’alternativa. E spesso quell’alternativa può essere un prodotto proveniente dall’estero. Il rischio è evidente: noi sosteniamo i costi per produrre, ma finiamo per lasciare ad altri lo spazio commerciale che non riusciamo a servire. Recuperare quei mercati non è sempre semplice. La continuità delle forniture, l’affidabilità commerciale e il rispetto dei tempi di consegna sono elementi essenziali per consolidare i rapporti con i clienti. Una difficoltà temporanea può quindi produrre conseguenze che durano nel tempo, indebolendo la presenza delle produzioni italiane proprio nei segmenti in cui qualità, freschezza e origine rappresentano un valore competitivo”.

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