Biometano dai rifiuti agricoli: un impianto sarà pronto a Vittoria entro il 2027

Biometano dai rifiuti agricoli: un impianto sarà pronto a Vittoria entro il 2027

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Un impianto di biometano per lo smaltimento dei rifiuti vegetali a Vittoria. Sorgerà in contrada Berdia su un’estensione di 10.000 metri quadri. L’impianto occuperà un’area di 5000 metri quadri e servirà a smaltire la cosiddetta “fratta”, vale a dire il fogliame e le piante estirpate dagli agricoltori dopo la conclusione del ciclo produttivo.

Il progetto, che sarà realizzato dalla società “Terra X”, che opera nel settore delle energie rinnovabili, è stato presentato ieri a Vittoria nel corso del convegno “Serricoltura della fascia trasformata: le innovazioni nella gestione dei rifiuti” che si è tenuto nella Sala delle Capriate Gianni Molè. A presentare il progetto è stato Salvatore Di Palma, che fa parte del team di progettazione.

Sono già stati realizzati i primi due impianti in Sicilia, nella zona di Paternò e di Mazara del Vallo; sono in fase di completamento e presto dovrebbero entrare in funzione. Per quello di Vittoria, invece, i lavori dovrebbero iniziare a fine ottobre e l’impianto dovrebbe essere pronto a fine 2027. L’impianto dovrebbe essere in grado di accogliere ed utilizzare circa 50.000 tonnellate di fratta ogni anno e da questa dovrebbe avviare la produzione di biometano. Gli agricoltori potranno conferire i loro scarti vegetali che la società pagherà 10 euro a tonnellata (15 euro se già sminuzzati). Il rifiuto agricolo non sarà quindi un problema, ma semmai una risorsa. Per la produzione del biometano l’impianto potrà utilizzare anche sansa, letame, sulla. La “Terra X” ha già avviato i primi contatti e i primi contratti con alcune aziende di Ispica e Vittoria.

La realizzazione dell’impianto (il terzo a sorgere in Sicilia, un quarto dovrebbe sorgere a Misiliscemi nel Trapanese) potrà dare una risposta importante per cercare di risolvere il problema degli scarti in agricoltura, il cui smaltimento illecito determina le cosiddette “fumarole”, cioè gli incendi notturni dei materiali di scarto che causano grave inquinamento ambientale.

L’impianto potrà diventare una soluzione importante per l’agricoltura togliendo agli agricoltori “l’alibi” della difficoltà e dei costi nel corretto smaltimento dei rifiuti. La società pagherà una quota per il conferimento e questo potrà consentire di sostenere i costi del trasporto.

Lo scarto vegetale dovrà però essere pulito, privo cioè dei ganci e dei laccetti in plastica che vengono utilizzati in agricoltura per legare e sostenere le piante che devono crescere in altezza. Proprio questi gancetti costituiscono ad oggi uno dei problemi per il corretto smaltimento delle fratte ed è all’origine delle “fumarole”.

L’imprenditore Antonio Cassarino da anni ha sperimentato l’utilizzo di nuovi gancetti e spago biodegradabili e pur sostenendo costi maggiori è riuscito a realizzare delle serre ecosostenibili. L’uso dei laccetti e dei gancetti compostabili è la nuova frontiera per la sostenibilità dell’agricoltura. Anche Rosario Firullo ha posto l’accento sui costi economici legati allo smaltimento della fratta.

Ma il problema delle fumarole ha anche altri aspetti. Gli agricoltori bruciano anche altri materiali plastici, i teli per la pacciamatura, manichette, onduline, fili, ganci e clips per sostenere gli arbusti, contenitori con residui di pesticidi o diserbanti. Gli agricoltori scelgono di bruciare, incuranti delle gravi conseguenze ambientali, talvolta la difficoltà logistica dello smaltimento, tal’altra per gli alti costi economici che un’agricoltura sempre più in crisi non riesce a sostenere. In alcuni casi, poi (ma il fenomeno è marginale) vengono dati alle fiamme rifiuti indifferenziati e ingombranti specie nelle zone e nelle campagne non raggiunte dal servizio di raccolta dei rifiuti.

Altro problema, quello delle microplastiche o nanoplastiche che oggi si disperdono nell’ambiente: sotto accusa i residui di plastica prodotti dalle serre, spesso anche dalle serre abbandonate.

Il convegno ha permesso di puntare lo sguardo anche su questi problemi. Lo ha fatto Rosario Mauro, docente di Orticoltura e Floricoltura all’università di Catania. Mauro ha ricordato che la provincia di Ragusa ha perso, negli ultimi anni, circa mille metri quadri di serre. Si è passati da 6000 a 5000 metri quadri. Le serre dismesse, talvolta, sono ancora oggi presenti, sono state ancora dismesse, sono scheletri abbandonati che disperdono microplastiche nell’ambiente. Ma non è solo l’agricoltura a costituire un problema: le microplastiche sono presenti sono nel succo di frutta, nel pesto, nei deodoranti. Il problema deve essere quindi posto su un piano più globale a partire dalla metodologia e dalle tecniche di produzione dei prodotti immessi sul mercato.

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