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A Ragusa si pagano tra le tasse più basse d’Italia. Ma c’è un rovescio della medaglia
17 Ott 2026 13:37
A Ragusa si pagano molte meno tasse rispetto a Milano, Roma e alle grandi città del Nord. Una buona notizia? Non necessariamente. Perché dietro una pressione Irpef apparentemente più leggera si nasconde una realtà economica ben diversa: redditi medi più bassi e, di conseguenza, un minore prelievo fiscale. A fotografare questa situazione è l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che ha elaborato i dati relativi all’Irpef versata nel 2024, facendo emergere un’Italia profondamente divisa.
Ragusa è tra le province italiane con il minor importo medio di Irpef versata: appena 3.689 euro per contribuente, contro una media nazionale di 5.788 euro. A Milano, invece, si arriva a 9.066 euro, quasi due volte e mezzo il dato ragusano. Seguono Roma con 7.536 euro, Monza e Brianza con 7.100, Bolzano con 6.975 e Bologna con 6.846 euro. Ma attenzione a interpretare questi numeri. Non significa che a Ragusa le aliquote fiscali siano più favorevoli. Il sistema tributario italiano è progressivo: chi guadagna di più paga proporzionalmente di più. E proprio i redditi più elevati spiegano perché Milano si trovi in cima alla graduatoria.
Meno tasse, ma anche meno servizi?
La CGIA evidenzia un altro aspetto significativo: nei territori dove si versano imposte più elevate, generalmente si può contare su una maggiore disponibilità di servizi pubblici, spesso anche di qualità superiore. È questo il vero paradosso che emerge dall’indagine. Pagare meno Irpef non equivale automaticamente a vivere meglio. Anzi, può essere il segnale di un’economia locale caratterizzata da stipendi più contenuti e minore capacità reddituale. Un tema particolarmente importante per la provincia di Ragusa, dove il confronto con le grandi realtà del Nord non può limitarsi al peso delle imposte, ma dovrebbe considerare anche la qualità dei trasporti, della sanità e dei servizi a disposizione dei cittadini.
Intanto la pressione fiscale nazionale sale al 43%
Secondo le stime della CGIA, nel 2026 la pressione fiscale italiana dovrebbe raggiungere il 43%, il livello più elevato degli ultimi dieci anni, contro il 42,9% del 2025 e il 41,6% del 2022. Un aumento che, tuttavia, non significa necessariamente maggiori tasse per tutte le famiglie. Le misure introdotte negli ultimi quattro anni, tra riduzione del cuneo fiscale e agevolazioni per i lavoratori autonomi, hanno prodotto benefici stimati in 33,3 miliardi di euro. A incidere sull’aumento dell’indicatore sono anche modifiche alla tassazione delle imprese e maggiori versamenti previsti per banche e assicurazioni. C’è persino un paradosso contabile: una parte degli interventi destinati ad alleggerire il carico fiscale sui lavoratori viene registrata come maggiore spesa pubblica, contribuendo così a mantenere elevato l’indicatore complessivo.
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