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Disability Card, la Cgil scrive ai sindaci iblei: “Un diritto che in pochi conoscono”
20 Ott 2026 12:13
Esiste dal 2021, la rilascia l’Inps e apre le porte a sconti e servizi in tutta Europa. Eppure, in provincia di Ragusa, molte persone con disabilità e le loro famiglie non sanno nemmeno che c’è. È la Disability Card, la Carta europea della disabilità, e la Cgil di Ragusa ha deciso di scrivere a tutti i sindaci iblei e alla presidente del Libero Consorzio, Rita Schembari, per chiedere che i Comuni la facciano conoscere e la rendano davvero utile.
Un diritto sulla carta non basta
La lettera porta la firma del segretario generale dello Spi Cgil, Rosario Denaro, e del segretario provinciale Giuseppe Roccuzzo. Il ragionamento è semplice: non è sufficiente che un diritto sia riconosciuto, bisogna creare le condizioni perché venga esercitato. Se chi ne ha diritto non conosce la carta o fatica a richiederla, lo strumento perde gran parte della sua efficacia. La tessera attesta la condizione di disabilità e dà accesso alle agevolazioni degli enti aderenti: trasporti, musei, cinema, teatri, impianti sportivi e ricreativi, servizi commerciali, anche negli altri Paesi europei che partecipano al sistema.
Cosa chiede il sindacato ai Comuni
Due i fronti su cui la Cgil chiede alle amministrazioni di muoversi. Il primo è l’informazione: campagne di sensibilizzazione, materiale divulgativo e sportelli capaci di accompagnare i cittadini nella richiesta della carta. Il secondo è l’offerta: promuovere l’adesione al circuito da parte di strutture culturali, sportive, ricreative e commerciali del territorio e valutare la sottoscrizione delle convenzioni istituzionali previste. Un’attenzione particolare va al trasporto pubblico locale. Il sindacato invita i Comuni a valutare tariffe agevolate o abbonamenti gratuiti per i titolari della carta, perché muoversi è la prima condizione per partecipare alla vita della comunità.
Contro le differenze da Comune a Comune
«La disabilità non può diventare una condizione di ulteriore isolamento sociale ed economico», osserva Roccuzzo: favorire l’accesso a cultura, mobilità, sport e luoghi della socialità significa incidere sulla qualità della vita delle persone e delle famiglie, ed è proprio lì che le istituzioni locali possono fare la differenza. La Cgil chiede anche di superare le disomogeneità tra territori, così che le opportunità non dipendano dal Comune in cui si vive. La richiesta finale è un percorso condiviso tra istituzioni, associazioni e operatori del territorio. Non dichiarazioni di principio sull’inclusione, scrive il sindacato, ma iniziative concrete per abbattere gli ostacoli che ancora limitano la piena partecipazione delle persone con disabilità. Ora la palla passa ai dodici Comuni iblei.
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