Ha preso il via oggi, anche nel Ragusano come nel resto della Sicilia, la campagna vaccinale antinfluenzale 2026-2027, che proseguirà fino al 28 febbraio 2027. In via prioritaria, la vaccinazione dovrà essere garantita alle persone di età pari o superiore a 60 anni e ai soggetti affetti da patologie che aumentano il rischio di complicanze. […]
Carburanti, il Sud rischia la paralisi e il Governo convoca le parti il 27 Ottobre
15 Ott 2026 20:13
Il Mezzogiorno rischia di fermarsi. Non soltanto per il caro carburanti, ma perché in alcune regioni cominciano a mancare fisicamente benzina e gasolio. Distributori a secco, automobilisti in fila alle pompe, imprese che temono di dover interrompere le attività e autotrasportatori pronti a bloccare la circolazione delle merci. La crisi dei carburanti sta assumendo i contorni di un’emergenza nazionale, con il Sud Italia particolarmente esposto e la Sicilia che si prepara a nuove mobilitazioni. La situazione più critica si registra in Puglia e Calabria. A complicare il quadro contribuiscono le difficoltà della rete logistica, aggravate anche dalle proteste legate alla raffineria di Taranto.
Sicilia, autotrasportatori pronti al fermo
La tensione cresce anche in Sicilia, dove comitati autonomi e organizzazioni del settore hanno annunciato iniziative di protesta nei prossimi giorni. Il rischio è quello di un blocco della movimentazione delle merci, con conseguenze sulla distribuzione alimentare, sulle attività commerciali e sull’approvvigionamento dei supermercati. Alla base della mobilitazione c’è soprattutto il prezzo del gasolio, aumentato, secondo Conftrasporto, di oltre 50 centesimi al litro dall’inizio della guerra. A pesare sulle imprese è anche il mancato arrivo delle risorse stanziate dal governo lo scorso maggio per contrastare i rincari. «Sono proteste spontanee, non governate e non proclamate dalle associazioni di categoria», avverte il presidente di Conftrasporto, Pasquale Russo. Una situazione che, secondo l’associazione, dimostra il livello di esasperazione raggiunto dagli imprenditori.
Il governo convoca un tavolo, ma soltanto il 27 ottobre
Di fronte al rischio di una paralisi nazionale, il ministero dei Trasporti ha convocato le associazioni dell’autotrasporto per il prossimo 27 ottobre. Una data che non sembra soddisfare il settore. Conftrasporto e Unatras chiedono interventi immediati, lo sblocco delle risorse già stanziate e ulteriori finanziamenti per fronteggiare l’aumento dei costi. In assenza di risposte concrete, le organizzazioni non escludono di valutare un fermo nazionale dell’autotrasporto.
Le opposizioni attaccano Meloni: «Il Sud è in ginocchio»
La crisi diventa anche terreno di scontro politico. La deputata del Movimento 5 Stelle Chiara Appendino accusa il governo di aver sottovalutato per mesi l’emergenza, criticando la convocazione del tavolo ministeriale a distanza di quasi due settimane. «Le ragioni di chi lavora nella logistica, nell’agricoltura e nella pesca sono legittime e sacrosante, ma a pagare il conto dei blocchi saranno ancora una volta i cittadini», sostiene Appendino. Durissimo anche il Partito Democratico. Marta Bonafoni parla di un Mezzogiorno «in ginocchio» e chiede l’attivazione delle accise mobili e interventi sugli extraprofitti delle società energetiche. L’eurodeputata Camilla Laureti richiama invece le difficoltà del settore agricolo, già penalizzato dall’aumento dei costi di produzione.
Il timore, adesso, è che alla protesta degli autotrasportatori si aggiunga una vera crisi degli approvvigionamenti. Per la Sicilia, che dipende fortemente dal trasporto su gomma e dai collegamenti marittimi per la movimentazione delle merci, un fermo prolungato potrebbe avere conseguenze particolarmente pesanti sull’intera economia regionale.
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