Ragusa, 900mila euro per far rivivere il centro storico. Ma scoppia la polemica: «Soldi spesi male»

Ragusa, 900mila euro per far rivivere il centro storico. Ma scoppia la polemica: «Soldi spesi male»

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Novecentomila euro per convincere i cittadini a tornare a vivere nel cuore antico di Ragusa. Un investimento importante, almeno nelle intenzioni dell’amministrazione comunale, che però finisce al centro di una dura polemica politica. Il bonus destinato alla ristrutturazione degli immobili di Ragusa Superiore e Ragusa Ibla divide Palazzo dell’Aquila e riapre una questione che accompagna da anni il dibattito cittadino: per salvare il centro storico servono nuove abitazioni o, prima di tutto, maggiore sicurezza?

A sollevare il caso sono Rossana Caruso, consigliera comunale della Democrazia cristiana, Luca Poidomani, coordinatore cittadino di Fratelli d’Italia, e Gaetano Mauro, consigliere comunale dell’Mpa. I tre contestano l’efficacia dell’iniziativa, definendola sostanzialmente un’operazione di facciata, incapace di affrontare i problemi strutturali del centro storico. Il punto più controverso riguarda i beneficiari. Secondo gli esponenti dell’opposizione, i 900mila euro finiranno nelle mani di una ventina di proprietari, alcuni dei quali già residenti nelle zone interessate. Il rischio, sostengono, è quello di finanziare interventi privati senza ottenere un reale incremento della popolazione residente.

Da qui l’accusa di aver individuato priorità sbagliate. Le risorse, secondo Caruso, Poidomani e Mauro, avrebbero potuto finanziare un piano di videosorveglianza, il potenziamento dei controlli, una maggiore vigilanza e interventi contro l’abbandono indiscriminato dei rifiuti. Misure che, a loro giudizio, avrebbero prodotto benefici per l’intera collettività anziché per un numero limitato di proprietari.

La replica dell’assessore: «Le case abitate sono il miglior presidio» Non si è fatta attendere la risposta dell’assessore ai Centri storici, Giovanni Gurrieri, che respinge le critiche e rivendica la scelta dell’amministrazione Cassì. L’assessore ricorda innanzitutto che la sicurezza pubblica non rientra tra le competenze dirette del Comune e contesta l’idea di contrapporre gli investimenti sulla residenzialità agli interventi di controllo del territorio. Per Gurrieri, infatti, il modo più efficace per contrastare il degrado è riportare persone a vivere stabilmente negli immobili oggi inutilizzati o abbandonati. Una residenzialità «sana», sostiene, rappresenta il «miglior presidio di sicurezza possibile». L’assessore accusa inoltre gli esponenti dell’opposizione di alimentare polemiche che rischiano di danneggiare l’immagine del centro storico, anziché contribuire con proposte concrete al suo rilancio.

Ma quanti nuovi residenti arriveranno davvero?

Al di là dello scontro politico, rimane una questione sostanziale: quale sarà il risultato concreto dell’investimento? Se l’obiettivo dichiarato è ripopolare il centro storico, sarà determinante conoscere quanti immobili verranno recuperati, quale contributo riceveranno i beneficiari e, soprattutto, quante abitazioni torneranno a essere occupate da nuovi residenti. Perché recuperare un edificio significa salvare un pezzo di patrimonio urbano. Ma riportare vita in un quartiere è una sfida ben più complessa, che non si misura soltanto con il numero delle facciate restaurate.

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