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Schifani va avanti, nessun vertice con Tajani e De Luca racconta e retroscena sul Csm
12 Ott 2026 18:49
Nessun incontro chiarificatore a Roma e nessuna dimissione imminente. Renato Schifani resta alla guida della Regione e mantiene l’intenzione di ricandidarsi, mentre in Forza Italia rimangono aperte le tensioni sul futuro del governo siciliano. Secondo Italpress, il vertice con Antonio Tajani annunciato per domani non figura nell’agenda del segretario nazionale, che si collegherà invece con Taormina per le giornate di studio dei parlamentari europei del Ppe. Anche da Palazzo d’Orléans viene esclusa una convocazione nella capitale.
Lo scontro con Minardo
Le fibrillazioni sono nate dalle dichiarazioni del commissario regionale di Forza Italia, Nino Minardo, sulla necessità di un cambiamento politico dopo il caso dell’ex consulente giuridico del governatore, Gaetano Armao, per il quale la Procura di Palermo ha chiesto l’arresto con l’accusa di corruzione. Schifani aveva risposto annunciando una riflessione sulle decisioni da assumere. Era seguita una telefonata dai toni accesi con Tajani. L’ipotesi delle dimissioni, circolata nelle ore successive, avrebbe però lasciato spazio alla volontà di proseguire l’attività di governo.
La ricostruzione di De Luca
Nel dibattito interviene Cateno De Luca. Secondo il leader di Sud chiama Nord, nei mesi precedenti sarebbe stata delineata un’intesa che prevedeva la mancata ricandidatura di Schifani e un suo possibile approdo al Consiglio superiore della magistratura. Nella sua lettura, non sarebbe stato il presidente a rifiutare questa prospettiva: sarebbero venute meno le condizioni per realizzarla. Da qui la rottura dell’equilibrio politico e le tensioni degli ultimi giorni.
Si tratta di una ricostruzione attribuita a De Luca, senza conferme ufficiali sull’esistenza dell’accordo. Il leader di Sud chiama Nord ipotizza una fase di transizione, possibili modifiche alla giunta e l’approvazione della legge di stabilità prima di una conclusione anticipata della legislatura. Eventuali dimissioni a fine febbraio, sostiene, potrebbero favorire l’allineamento del voto regionale con possibili elezioni nazionali anticipate.
Anche questo calendario resta uno scenario politico, non una decisione assunta. Al momento, da Palazzo d’Orléans arriva un’indicazione diversa: Schifani vuole andare avanti. Rimangono da sciogliere il nodo della ricandidatura e il rapporto con i vertici del suo partito.
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