RIGORE, EQUITA’, SVILUPPO… MA SOPRATTUTTO INDIPENDENZA!

La manovra del Governo Monti sta arrivando al traguardo tramite il doveroso confronto parlamentare che per una volta si sta sviluppando in maniera costruttiva non depotenziando il decreto, ma smussandone le asperità.

Già una settimana fa avevamo parlato dei diversi profili di iniquità che la manovra presentava, profili che hanno subito delle “piccole” correzioni che non sono, per esempio, state ritenute sufficienti dai sindacati che hanno mantenuto lo sciopero.

Per i lavoratori del mio settore (banche e assicurazioni) lo sciopero è indetto per oggi nelle ore pomeridiane, ebbene, per la prima volta dopo tanti anni ho deciso di non aderirvi per una serie di motivi che voglio esprimere in sintesi:

–   le modifiche anche se piccole del decreto (è indice di serietà aver mantenuto invariati i saldi) sono tutte nel senso di una maggiore equità redistributiva (aumento della soglia di non deindicizzazione a 1.400 euro; prelievo di solidarietà sulle pensioni d’oro pari al 15% sulle somme oltre i 200.000 euro; aumento della detrazione ICI per le famiglie con figli a carico fino a 400 euro; tetto massimo ai compensi dei manager pubblici; aumento del prelievo sulle somme scudate; minipatrimoniale sui patrimoni finanziari; esenzione dal bollo dei c/c con piccole giacenze, etc.); si poteva fare di più? Certamente, ma pur non avendo rimosso gli elementi di inquità, il segnale è importante e unidirezionale;

–    la motivazione di alcune sigle sindacali (CISL, UIL e UGL) ai miei occhi appare poco credibile soprattutto in considerazione dell’atteggiamento tenuto in precedenza; cerco di spiegarmi: la norma più iniqua (la deindicizzazione delle pensioni) era già stata adottata dal precedente governo senza scatenare proteste, vero è che era stata adottata in modo molto più blando e progressivo, ma è anche vero che lo stesso governo aveva bloccato per ben 5 anni le retribuzioni dei dipendenti pubblici (prima 3 anni poi altri 2) senza eccezioni e senza scatenare proteste incisive da parte di queste sigle e di certo bloccare uno stipendio di 1.200/1.300 euro al mese per diversi anni non è una norma che brilli per equità, soprattutto se si considera che lo stesso governo aveva abolito l’ICI per i ricchi, aveva “regalato” 2/3 miliardi alla cordata di imprenditori che ha rilevato l’Alitalia e ultimamente ha deciso di “regalare” le frequenze televisive a RAI e Mediaset. Quel governo era forse più equo? O solo più amico?

–    ha senso dare un’apertura di credito al governo Monti e revocarla al primo atto, peraltro necessitato sia in termini di urgenza sia in termini di pesantezza economica?

–    il vero banco di prova del governo Monti saranno le riforme (Fisco, Lavoro, Welfare, Pubblico Impiego, Liberalizzazioni), su queste va misurato il valore aggiunto o l’inutilità di un governo “tecnico”.

Peraltro capisco le critiche che provengono dalla CGIL e dalla sinistra; questo governo Monti però (dobbiamo rassegnarci!) è sostenuto da una maggioranza che comprende anche il PDL, quindi è assolutamente velleitario immaginare che possa essere, per quanto riguarda le politiche sociali, in totale discontinuità con il governo precedente; è doveroso (e lo si pretende) che lo sia nello stile, nella tensione etica, nella correttezza istituzionale, nella competenza qualificata, ma soprattutto nell’indipendenza dagli interessi particolari precedentemente tutelati!

Da questo punto di vista, non si vedono segnali positivi: l’esitazione a revocare la gara di “beauty contest” che di fatto, specialmente dopo la defezione di Sky, regala le frequenze digitali terrestri  a RAI e Mediaset, il passo indietro sulla liberalizzazione dei taxi e il silenzio sugli ordini professionali non rassicurano certo sulla capacità del governo di ergersi super-partes nel momento in cui bisogna chiedere dei pesanti sacrifici a tutti e soprattutto svuotare le ampie sacche di privilegio presenti nella nostra società e, sinora,  ampiamente garantite dalle lobbies che interloquivano molto efficacemente con il precedente governo.

Aspettiamo con ansia il governo Monti alla prova dei fatti, e siamo disposti a concedergli il giusto tempo per mettere mano all’attività di riforma dello Stato, poi, dopo le elezioni, se i cittadini decideranno in tal senso (cosa che mi auguro) un governo di centrosinistra avrà la possibilità di esprimere politiche maggiormente redistributive e socialmente attente.

Incredibile e ai limiti del paradosso appare invece l’atteggiamento della Lega al Senato (vedi figura 2) che, appena sbarcata da Marte, protesta con veemenza contro questo governo che, se tutto va bene, e a costo di pesantissimi sacrifici, riuscirà a malapena a evitarci il baratro verso il quale la premiata ditta B & B ci avevano disinvoltamente incanalati. Ma veramente costoro hanno una così bassa considerazione degli Italiani da poter pensare che bastano quattro chiassose contestazioni in aula a far dimenticare 10 anni di amena e disinvolta gestione del potere, di discredito internazionale, di impudenza legislativa (leggi ad personam, Porcellum etc), di inattività di fronte alla crisi (“la crisi è alle nostre spalle”,“stiamo meglio degli altri paesi”), di insulti al buonsenso e alla sofferenza dei cittadini (gli Italiani stanno bene, i ristoranti sono pieni….), di accondiscendenza verso i potenti (gli articoli di legge inseriti su ispirazione di Marchionne), di vuota e sciocca propaganda nordista (i Ministeri del Nord), e ci fermiamo per evitare di annoiare eccessivamente i pochi, tenaci lettori, tanto tutto questo è ormai scritto nelle peggiori pagine della nostra storia repubblicana.