OMICIDIO DI GRANDI: LA SQUADRA MOBILE FERMA DUE INDIZIATI

Un grave episodio di cronaca nera, del tutto inconsueto nel tranquillo scenario della vita cittadina, si può considerare brillantemente risolto dagli uomini della Squadra Mobile della Questura di Ragusa che sono riusciti ad identificare l’autore di uno spietato omicidio, unitamente al complice, entrambi rei confessi.

Secondo la prassi, i due sono, al momento, in stato di fermo in attesa delle decisioni del Magistrato, che dovrà confermare i capi d’accusa, che sono omicidio volontario in concorso con l’aggravante della premeditazione per entrambi e porto abusivo di armi per quello che sarebbe l’autore materiale del delitto.

La vittima è Salvatore Di Grandi, di anni 66, incensurato, separato con due figli. Autore materiale del delitto, reo confesso, Giovanni Caruso, di anni 37, che si sarebbe avvalso della complicità di Alfredo Scatà, di anni 47, entrambi pregiudicati, il Caruso per accoltellamento, lo Scatà già arrestato per tentato omicidio.

Caruso è difeso dall’avv. Platania, Scatà dall’avv. Agnello.

La telefonata che avvertiva del tragico fatto è pervenuta, nelle prime ore della notte, alle Volanti da parte del 118 che era intervenuto in zona per un incidente stradale. I soccorritori si sono resi subito conto di quanto era accaduto e hanno allertato la Polizia: sul posto, nel giro di pochi minuti convergevano 5 Volanti e quattro equipaggi della Squadra Mobile.

La dinamica ricostruita, relativa ai momenti immediatamente precedenti al delitto, ci parla di una vettura, la Fiat Punto del Di Grandi che procedeva a velocità abbastanza sostenuta in via Mariano Rumor, nella zona retrostante il Palaminardi: all’interno della vettura si trovavano il Di Grandi alla guida, lo Scata sul sedile anteriore e il Caruso sul sedile posteriore. Come avrebbe confessato lo stesso, Caruso avrebbe impugnato l freno a mano con la sinistra (sull’asfalto rimangono le tracce di una lunga frenata delle ruote di destra della vettura) mentre impugnava una pistola di piccolo calibro con cui sparava tre colpi in testa al Di Grandi. La vettura, nel proseguire la sua marcia incontrollata andava a sbattere contro un basso muretto del parcheggio laterale della via Rumor, provocando anche piccole escoriazioni allo Scatà che sono state, successivamente, determinanti per scoprire il suo coinvolgimento nella vicenda.

L’arma del delitto non è stata ritrovata in quanto, secondo la confessione di Caruso sarebbe stata buttata in un cassonetto dei rifiuti, regolarmente svuotato, come avviene solitamente, durante le prime ore della notte, quando ancora le indagini non avevano imboccato la giusta direzione.

Come a tenuto a precisare il Commissario Capo Antonino Ciavola, da poco venuto a Ragusa per dirigere la Squadra Mobile della Questura Iblea, le indagini, ancora in corso, hanno visto la proficua sinergia con il reparto Volanti, grazie  alle cui documentazioni di normali controlli che vengono effettuati di routine, si è potuto risalire alle conoscenze e ai locali frequentati dal giro di amicizie della vittima.

Le indagini non sono state facili dal momento che, non essendo il Di Grandi un soggetto giovane, era, per esempio, poco aduso all’utilizzo del telefonino.

Sulla base di segnalzioni che avevano visto due persone allontanarsi dalla zona del delitto e appurando che il Di Grandi si era incontrato con due amici in un bar della zona di piazza Libertà, nella tarda serata, si arrivava al domicilio dello Scatà e poi, nella prima mattinata al Caruso che veniva fermato nel bar dove lavorava. Lo Scatà comprendeva ben presto la difficile situazione in cui era cascato, mentre per il Caruso c’è voluto un lungo interrogatorio alla fine del quale ha confessato il reato commesso con premeditazione, un omicidio che può bene definirsi cinico e spietato per i futili motivi che lo avrebbero determinato.

Pare che molto tempo addietro ci sarebbe stata una lite fra i due, scatenata appunto da futili motivi ma per cui Caruso avrebbe giurato di vendicarsi, trovando nello Scatà la persona che, invece di dissuaderlo, forse, lo incitava a rivalersi sull’amico, magari non arrivando ad ucciderlo.

Una perquisizione a casa del presunto omicida ha portato al rinvenimento di due pistole, copie di pistole originali che il Caruso avrebbe, addirittura, provveduto a modificare. Sulle armi sono in corso indagini per risalire alla provenienza e all’eventuale, in passato, utilizzo.

Secondo quanto avrebbe riferito Caruso, nel corso del lungo interrogatorio, i tre si sarebbero spostati da piazza Libertà e avrebbero fatto tappa in altro locale pubblico, della zona di Bruscè, dove avrebbero continuato a bere, secondo le consuete abitudini che li vedevano assidui frequentatori di locali dove provvedevano ad abbondanti libagioni a base di alcoolici. Al momento dell’omicidio, portato a termine con lucida premeditazione, pare che il Di Grandi stesse accompagnando gli amici alle rispettive abitazioni.

La salma del Di Grandi si trova presso l’obitorio dell’ospedale Maria Paternò Arezzo, a disposizione dell’autorità giudiziaria per l’autopsia che, verosimilmente, sarà effettuata nella giornata di lunedì.

Caruso e Scatà sono stati fermati formalmente in quanto gravemente indiziati, indagini sono ancora in corso per accertare la caratura dei soggetti al fine di verificare il loro possibile coinvolgimento in fatti precedenti.