Economia

La provincia di Ragusa è quella del lavoro in nero. La denuncia della Flai Cgil

Il lavoro sommerso. Esiste, c’è e non è solo un’eccezione. La denuncia arriva da Salvatore Terranova, segretario provinciale della Flai Cgil.  Una riflessione ampia e puntuale su un modello di lavoro che non è legale, che danneggia la concorrenza e soprattutto distrugge la dignità delle persone.

Pubblichiamo il testo integrale di questa riflessione – denuncia di Salvatore Terranova, Flai Cgil: “Sembrerebbe un fenomeno circoscritto e limitato a qualche comportamento fuori regola di qualcuno che intende approfittare di manodopera straniera più conveniente sotto il profilo dei costi. Ma non è così! Ciò che è accaduto nei giorni scorsi, gli arresti, nella fascia trasformata, di alcuni imprenditori agricoli, disposti dalla Procura della Repubblica di Ragusa, per utilizzo illegale e sfruttamento di manodopera straniera, oltre a rappresentare, per quel ci riguarda, un fatto gravissimo, è indice di una condizione che pone davanti al specchio del giudizio l’intero modello Ragusa, a lungo nostro pregio e del quale siamo stati e siamo ancora orgogliosi.

Perché tali fatti potrebbero essere la chiave di lettura dello “stato” interno del nostro modello di sviluppo, potrebbero essere la manifestazione di una possibile degenerazione del  binomio sviluppo-civiltà socio-culturale su cui si è retto fin qui l’evoluzione del tessuto economico del nostro territorio. E’duro asserirlo e crea qualche fastidio azzardare ipotesi del genere, ma va detto che siamo forse davanti ad una trasformazione in negativo della fisionomia socio-economica della nostra parte di territorio, da noi da sempre considerata encomiabile per cultura, dinamismo, per scelte economiche, per assetto sociale, a tal segno da distinguersi positivamente, anche in passato, rispetto ad altre realtà economiche della Sicilia. Asseriamo ciò perché non si tratta di manifestazione isolata quella dello sfruttamento lavorativo in spregio del CCNL e della mancanza dei presidii di sicurezza ed è essa non solo diffusa nel mondo del lavoro agricolo, ma si è estesa anche in altri settori fino a questo momento non raggiunti da interventi repressivi.

L’economia del nostro territorio è attraversata da tanto nero, da molto grigio e ha al suo interno anche manifestazioni di spregio della cultura della dignità del lavoro, come nei casi emersi agli onori della cronica nei giorni passati, e con una espansione tutta da monitorare, che non va, per spiegarne le cause, direttamente correlata soltanto – come fatto da qualcuno – alla crisi che si è fatta sentire anche qui dalle nostra parti.

Dobbiamo riflettere bene su ciò che ci si para davanti, e non possiamo distogliere lo sguardo per non affrontare quel che è a tutti gli effetti una recrudescenza di culture economiche e del lavoro di altre passate epoche. Vi è davanti a noi il fatto che la civiltà della economia e del lavoro del modello ragusano è in questo momento sotto i colpi inferti da processi interni e di intrecci nuovi, provenienti dall’interno e dall’esterno,  che ne potrebbero portare al declino la sua specificità e la sua capacità di coniugare crescita e benessere.

Il punto oggi non è quello di chiedere, come hanno fatto alcuni settori della politica o diversi movimenti, una revisione e un alleggerimento del sistema sanzionatorio statuito dalla legge n 199/2016. No! La scelta, quella da compiersi, è che il territorio tutto si interroghi su ciò sta prendendo piede e porre le necessarie contromisure, prima che penali, di natura civile, aprendo al suo interno un momento di confronto per sprigionare gli anticorpi necessari alla sindrome che ci si para innanzi.

Ecco, vediamo che questo è ciò che non sta avvenendo. La preoccupazione più cocente è dovuta al fatto che sembrerebbe che ampi settori della economia nostrana abbiano metabolizzato anche situazioni del genere. A tal segno che non si sono viste prese di posizioni di biasimo e di condanna da parte di importanti operatori economici in ordine a quanto è successo. Tutto pare sia rimasto sottotraccia, come incapace ad emergere.

Così non può essere! Significherebbe che siamo di fronte ad degrado complessivo della nostra comunità, cui però noi non crediamo, perché dentro il nostro territorio operano moltissime imprese sane e creatrici di ricchezza e benessere.

Bisogna aggredire in tempi brevi questo morbo che vuole attaccare  la nostra comunità e pensiamo che il luogo deputato è quello della Camera di Commercio di Ragusa, luogo adatto dove associazioni datoriali, istituzioni, associazioni sindacali  possano elaborare regole, scelte, piani e modelli che, se resi applicabili, possono sferrare un colpo mortale al prendere piede di modalità di produzione imperniate sullo sfruttamento dei più deboli”.