L’AMBIGUITA’, FRA FASCINO E PERICOLO

“Ambiguo” deriva dal latino ambiguus: indeciso, intorno a due o più parti.

Essere ambigui significa evitare di scegliere in che parte stare, evitare le conseguenze delle proprie scelte e vivere in un mondo confuso e incoerente. L’ambiguità la osserviamo in tantissimi contesti, da quelli interpersonali a quelli sociali e politici ed in tutti il denominatore comune è la sfuggevolezza e l’inganno. L’ambiguità, proprio per la sua natura enigmatica e contraddittoria, esercita fascino e, per le stesse ragioni, può risultare pericolosa. Ad esempio molto spesso è l’arte, soprattutto pittorica, che per le sue ambiguità e multiple interpretazioni esercita molto fascino. L’opera d’arte più famosa e conosciuta al mondo, anche per il mistero e l’ambiguità che ruotano intorno al suo personaggio ed al suo enigmatico sorriso, è certamente la Gioconda di  Leonardo da Vinci. Tantissime le interpretazioni date nei secoli a quel sorriso contenente illusorietà e ambiguità. Perché di fronte ad un messaggio ambiguo scegliamo di ammettere più interpretazioni e significati? Perché è il nostro cervello che ce lo permette. La sua funzione di organo riconoscitore e validificatore dei fatti del mondo non potrebbe interrompersi e, anche di fronte all’ambiguità, sceglie tutte le soluzioni possibili e valide. Probabilmente Leonardo era già a conoscenza di ciò e credo ce lo abbia ampiamente dimostrato.

L’ambiguità non è solo fascino, magari lo è di fronte all’arte, ma non di certo nei rapporti interpersonali. In questo caso può diventare pericolosa. Da un punto di vista psicologico si possono distinguere due tipi di “ambiguità”: quella non patologica, che nasce dalla necessità di mantenere un potere (di leadership politica o economica, legato al sex appeal ecc..) all’interno di una determinata relazione o contesto e quella patologica, in quanto deriva, invece, dalla necessità di difendersi da un’assenza di potere. In questo caso l’individuo quindi usa l’ambiguità perché si percepisce inadeguato, impotente e bisognoso, condizioni ovviamente non svelabili o ammissibili. Una componente essenziale delle persone ambigue è inoltre la seduttività. Esse riescono a plasmarsi perfettamente secondo le esigenze degli altri, dando l’impressione di poter costruire relazioni perfette. Con grande destrezza ed abilità parlano per mezze verità, per omissioni, usano moltissimo la disconferma e il loro stile comunicativo risulta “filosofico”e pieno di figure retoriche. Le loro conversazioni danno un senso di ubriachezza all’ascoltatore, che rimane sempre dubbioso sulla loro sincerità e, anche su richiesta, trovano sempre valide giustificazioni alla loro mancanza di disponibilità al chiarimento. L’ambiguo si rende conto di tutto ciò, ma ne trae giustificazioni e spiegazioni positive. Con le persone ambigue non si possono avere relazioni significative e reali, la relazione si trasforma presto in un gioco patologico di proiezioni e riflessioni. Per stare con loro si deve dare loro un’identità.

Fra i rischi a cui va incontro, ad esempio, il partner di una persona ambigua è che esso stesso diventi per certi versi ambiguo, sicuramente ambivalente, per cercare di comprendere il legame e soprattutto per difendersi. Possono seguire stati d’ansia, depressivi ed anche violenti. Il primo passo da fare per difendersi dall’ambiguità è ovviamente riconoscerla.