IL TEATRO NEL PALLONE

Una sera a teatro, alla riscoperta delle glorie passate del calcio che conta, un. Andare a vedere Pier Paolo Pasolini e Giacomo Bulgarelli seduti su una panchina davanti a San Michele, mentre guardano da lontano Bologna con i suoi tetti rossi, e il poeta che confessa: “Prima ci fu Biavati, ma sei tu il giocatore della mia maturità”. O Pietro Genovesi e Giuseppe Della Valle che in una stanza d’albergo conversano in ritiro prima di un match. Arpad Weisz con la moglie e figli Robert e Clara, una famiglia trasportata dal sogno all’incubo dei lager, e la malinconia di Tazio Roversi.

Un secolo del Bologna che dava calci al pallone viene rappresemtato sul palco con lo spettacolo Cuoio, erba, sudore che andrà in scena sabato 27 al Teatro pubblico di Casalecchio. Sono due atti e al centro della scena ci saranno sei attori che interpreteranno i campioni, i poeti, gli allenatori, legati ai colori della squadra di calcio del Bologna. I testi sono di Cristian Ventura che, con Stefano Dalloli, da un paio di anni hanno riempito i viali della Certosa durante il Percorso della memoria rossoblù, in un inedito quanto azzeccato modo di declinare il tifo per la propria squadra del cuore. Attraverso le vicende degli eroi della domenica si racconta così la storia di una città dentro un secolo travagliato. Così Arrigo Gradi, il primo capitano del Bologna, lo immaginerà per il futuro. Così ne parleranno Angelo ed Emilio Badini, quando la Grande Guerra travolgerà le vite e le carriere di ognuno di loro, segnando anche il mondo dello sport.

La regia dello spettacolo è di Orfeo Orlando che sarà  anche la voce narrante della serata.

Sono monologhi, flashback, colloqui a due, intervallati con dei filmati d’epoca, canzoni del periodo che scandiscono vittorie e sconfitte sul campo e fuori, guerre e giorni di festa in città. E ci sarà anche Daniela Biavati che leggerà una lettera al padre Amedeo, in cui lei ricorda quando, l’ideatore del passo doppio le raccontava della vigilia della finale dei Mondiali del 38′ ( quelli per intenderci della mitica Nazionale di Vittorio Pozzo). Ecco lo spirito dello spettacolo: una filastrocca di un papà che racconta però anche di imprese, di gol, di calcio. O di scelte di vita come nel monologo di Raffaele Sansone, uno dei giocatori del “Bologna che tremare il mondo fa” che racconta della nostalgia per il sole d’Uruguay poi resterà qui per tutta la vita. Tutto dentro una scenografia arricchita dal materiale sportivo proveniente dalla collezione di Lamberto e Luca Bertozzi. Palloni di cuoio con la cucitura, gagliardetti, vessilli, sciarpe, e costumi che sono stati curati da Dalloli e Chiara Bertozzi. Insomma chi penserà di andare a vedere uno spettacolo teatrale dedicato alla squadra del Bologna, troverà anche un punto di vista particolare per raccontare un legame profondo.