IL NOSTRO VERO NATALE NON È QUELLO DELLA COCA COLA

Non riesco a fare a meno, tutti gli anni in questo periodo, di ripensare all’ atmosfera delle festività che si respirava all’epoca dell’infanzia di molti di noi.

Era il dopoguerra, avevamo poco e niente, ma bastava per farci felici un presepe odoroso di muschio (l’albero di Natale non erano ancora arrivato dalle nostre parti) e la piccola banda che, dopo il tramonto suonava per la strada le nenie natalizie(‘a nuvena ri Natali) mentre le donne sull’uscio di casa preparavano i bracieri e gli scaldini, motivo per cui la memoria uditiva del suono delle nenie per me è sempre associata alla memoria olfattiva del profumo dei gusci di mandorla bruciati per riscaldarci.

Natale era molto facile da capire per noi bambini : era la nascita di un bambino speciale. La statuina che lo rappresentava era guardata da noi con tenerezza e non vedevamo l’ora di collocarla nella piccola mangiatoia del nostro presepe.

I più fortunati avevano in casa una statuetta del bambino Gesù grande quanto un bambino vero come quello della chiesa. Io da bambina non  l’ho avuta, ce l’ho adesso e vi confesso che, oltre ad un presepe in legno che viene da Betlemme, è questa statuetta che fa il Natale a casa mia.

Il nostro Natale era anche caratterizzato dalla elaborata preparazione in casa dei dolci al miele che attendevamo con impazienza di poter assaggiare, importunando le mamme già abbastanza affannate a rimestare impasti che non dovevano risultare né troppo duri, né troppo morbidi.

Poi siamo diventati tutti più ricchi, più esigenti, pronti a rinunciare alle nostre tradizioni e alle nostre radici per diventare degni di essere all’altezza dei paesi dell’Occidente industrializzato. E così il nostro Natale è diventato quello della Coca Cola e della Walt Disney.  Se ne comincia a parlare dopo Ferragosto. L’albero è meglio naturale o artificiale? I regali si devono fare ma non li sopporta né chi li fa né chi li riceve. Il panettone e il pandoro sono d’obbligo anche se ci piacciono meno dei nostri dolci tradizionali o non ci piacciono affatto. Da qualche anno poi si vedono degli orribili babbi natale che penzolano dalle finestre di alcune case anche se stanno lì a far mostra di arrampicarsi. E dire che questo ridicolo pupazzo rosso inventato dalla Coca Cola a cui i bambini di oggi sono costretti a credere più che a Gesù Banbino era in origine il Vescovo S. Nicola!

Questo Natale, colorato di rosso, non ho mai capito perché, secondo la Walt Disney , serve a farci diventare tutti più buoni. Ma perché e in nome di che cosa nessuno ce lo dice. Forse non è politicamente corretto aggiungere alla parola Natale, che da sola non significa niente, “di Nostro Signore Gesù Cristo” che ci ha salvati che ci ha redenti e che rende possibile per i suoi meriti, e non per i nostri, la conversione di ciascuno di noi?

L’ultima trovata di qualche anno fa è stata quella di evitare di preparare il presepe nelle scuole per non turbare i bambini musulmani. Ma i Musulmani non amano affatto tutti quei segni del Natale laico, politicamente corretto, che gli Usa hanno esportato in tutto mondo a esclusivo beneficio del consumismo. Infatti ,qualche anno fa, nella civilissima Inghilterra, per non disturbare i cittadini di fede musulmana, qualcuno voleva cancellare anche i segni del Natale “laico” e “moderno”.

Ma ci disturbano forse i musulmani che, secondo la loro fede, chiedono di poter pregare nel luogo di lavoro cinque volte al giorno prostrati sul loro piccolo tappeto?

E dimentichiamo che per l’Islam il Natale è pur sempre la nascita di un grande profeta, discendente di Abramo come loro, e per la cui mamma, Maria, hanno grande considerazione, al punto che le donne di fede islamica la implorano nel travaglio del parto?

Tutto questo è successo anche per i complessi di inferiorità e per l’afasia di quanti ci diciamo credenti. Non siamo stati capaci di annunciare al mondo che ci è nato un pargolo che era stato annunciato dai profeti, che è venuto al mondo per cambiare il mondo, come dice Isaia:

 

 

 “Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,

un virgulto germoglierà dalle sue radici.

Su di Lui si poserà lo Spirito del Signore,

spirito di sapienza e di intelligenza,

spirito di consiglio e di fortezza,

spirito di conoscenza e timore del Signore.

Si compiacerà del timore del Signore,

non giudicherà secondo le apparenze

e non prenderà decisioni per sentito dire;

ma giudicherà con giustizia i miseri

e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese.

La sua parola sarà una verga che percuoterà il violento

Con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio” (Isaia 11, 1-4)

 

Dobbiamo tenere viva la tradizione tutta italiana ricca di tenerezza e di poesia, quella del presepe, inventato dal Santo e Poeta Francesco d’Assisi.

Le tragedie di questi anni, di questi giorni,le guerre, le emigrazioni di massa, la crisi economica, la disoccupazione, il malessere dei giovani, le donne ammazzate da chi diceva di amarle, interpellano noi credenti,  che abbiamo il dovere dell’annuncio,  della testimonianza coraggiosa della nostra fede, di essere presenti concretamente accanto ai nostri fratelli e alle nostre sorelle più deboli.

Questo Natale 2014 , questo nuovo anno che è ormai prossimo ci chiedono improrogabilmente una conversione altrimenti saremo, come dice S. Paolo nella prima lettera ai   Corinzi “come un bronzo che risuona, come un cembalo che tintinna”