Attualità

Contro il caro bollette: sit in anche a Catania. Ma chi è che ci guadagna?

Tutti insieme contro il caro bollette e gli aumenti ingiustificati che stanno mettendo in ginocchio le aziende e i piccoli imprenditori, oltre che tutte le attività e i cittadini, indiscriminatamente.
Anche Assoesercenti Sicilia – Unimpresa, con i suoi associati è scesa in piazza per protestare e fare sentire la propria voce nel corso del sit in che si è tenuto in piazza Università “Non stacchiamo la spina. Catania vuole vivere”.


«Mentre le imprese chiudono, le società fanno affari e utili! Per questo chiediamo la tassazione immediata degli extra profitti da reinvestire». Non usa mezzi termini Salvo Politino, presidente Assoesercenti Sicilia – Unimpresa, sul tema degli extra profitti delle imprese energetiche che sta tenendo banco in questa fase, sulla base della discussione riguardante i possibili interventi fiscali per redistribuirli sulla collettività.
«In particolare – dice Politino – per fare esempi legati alle due maggiori major, Enel nel primo semestre 2022 ha registrato un aumento dei ricavi del +85,3% rispetto allo stesso periodo del 2021, mentre Eni ha chiuso un semestre molto positivo, con un utile netto rettificato che è salito di oltre sei volte (a 7,08 miliardi di euro) rispetto al primo semestre del 2021.


I big energetici, è questa la riflessione, dovrebbero essere colpiti per questi risultati ritenuti fuori mercato. Un’addizionale sul profitto è ragionevole, ma è necessaria una base imponibile trasparente, chiara e facilmente rappresentabile».
Le analisi fiscali del centro studi di Unimpresa relative al periodo gennaio-maggio riportano che ad avere tratto “profitti” extra da questa fase è di certo lo Stato italiano, il quale ha visto, nel primo semestre, le entrate legate agli scambi energetici volare, secondo un trend che in autunno è destinato a consolidarsi. La quantità di risorse Iva incassate per gli scambi interni è cresciuta da 46,025 a 52,952 miliardi (+15,1%), mentre sul fronte dell’Iva per le importazioni siamo saliti da 5,463 a 8,735 miliardi (+59,9%) principalmente a causa del caro-energia.

Sale l’accisa sui prodotti energetici, dell’1,7%, abbastanza da portare da 7,699 a 7,829 la crescita delle entrate, nonostante la moratoria da 30 centesimi al litro sui carburanti decisa dal governo Draghi. Decollano invece quelle sul gas naturale per combustione (+35,7%, da 1,268 a 1,721 miliardi di euro) e quella sull’energia elettrica (+20,9%, da 1,053 a 1,273 miliardi).