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Blitz della Goletta Verde Legambiente al fiume Irminio: i volontari espongono gli striscioni contro petrolio: “Che vergogna!”. FOTO E VIDEO

Nel ragusano la perdita di petrolio nell’area di Eni.

Blitz della Goletta Verde sul fiume Irminio: i volontari espongono gli striscioni contro petrolio: “Che vergogna!”, “No Trivelle” e “Stanchi di rischiare”

È inaccettabile lo sversamento di idrocarburi nei pressi di un pozzo di proprietà dell’Eni tra Ragusa e Modica, come inammissibile è la mancanza di trasparenza e informazione sulla situazione.

È questo il senso del blitz realizzato stamane da Legambiente sulla foce del fiume Irminio, non lontana da uno sversamento di petrolio nell’area di estrazione di proprietà di Eni in Contrada Moncillè.

I volontari dei circoli di Legambiente Ragusa e Scicli, insieme all’equipaggio della Goletta Verde, in questi giorni sbarcata in Sicilia, hanno esposto nella riserva naturale del Fiume Irmino gli striscioni “Che vergogna”, “No trivelle” e “Stanchi di rischiare”. Presente all’iniziativa anche Fabio Granata, direttore del Distretto culturale Sud Est Sicilia.

La potenziale contaminazione del pozzo 16 di Eni, nel territorio comunale di Ragusa, è stata denunciata anche da Legambiente, che presentando nelle scorse settimane un esposto alla Procura della Repubblica per chiedere l’applicazione della Legge sugli Ecoreati, ha sollevato il polverone, fino ad allora rimasto colpevolmente sotto il tappeto:

“Com’è possibile che un’azienda della portata di Eni non riesca a mettere in sicurezza un pozzo sulla terra ferma per tutto questo tempo, tanto più che non si tratta di una piattaforma petrolifera nella fossa oceanica delle Marianne? – chiede il presidente nazionale di Legambiente Stefano Ciafani, presente stamane alla foce dell’Irminio – il numero uno di Eni, Claudio Descalzi, dovrebbe venire in Sicilia per chiedere scusa ai cittadini ragusani di quanto sta accadendo. Contestualmente, chiediamo con forza informazioni sul quantitativo di petrolio fuoriuscito e sui danni ambientali già provocati, che dovranno essere bonificati a spese dell’azienda”.

“La totale mancanza di trasparenza nei confronti dei cittadini siciliani è a nostro avviso intollerabile – afferma Gianfranco Zanna, presidente di Legambiente Sicilia – suggerisce la volontà di non far emergere il problema, e anzi di sottacerlo. Chiediamo il blocco delle trivellazioni in regione, la riconversione del sistema energetico regionale fondata su efficienza e rinnovabili, perché i piccoli giacimenti come quello di Ragusa rappresentano un accanimento terapeutico per il nostro territorio”.

Questo grave fatto avviene in una regione come la Sicilia ancora oggi monopolizzata dall’uso delle fonti energetiche inquinanti. La percentuale di copertura delle fonti fossili rispetto ai consumi siciliani, al 2016 (ultimi dati Simeri GSE), si attesta, infatti, all’88,4%, con le rinnovabili che coprono solo l’11,6% dei consumi della regione. La produzione di petrolio dai giacimenti ubicati in Sicilia rappresenta, inoltre, circa il 13,4% della produzione nazionale, grazie alle 628 mila tonnellate (rispettivamente 415 mila tonnellate sulla terra ferma e 212 mila tonnellate in mare) estratte nel 2018.

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