La poesia di Francesco Aiello dedicata all’anniversario della fondazione di Vittoria

VITTORIA
RILETTA ASSIEME A PASCOLI E GOZZANO

Quante volte per strada nel quartiere,
lesto strisciando lungo il marciapiede
di basole inzuppate di parole,
sognavo strani mondi e vane fole.

E quante volte destato nella notte
dal guaito dei cani alla catena
sognavo imprese ardite, alti pensieri,
gettando al cielo ogni vana attesa .

“…..Va curchiti Cicciu’ ca è menzannotti…”
“Zittiti mala sorti ca t’arriva…”
“……Finiscila i cantari ssa canzuna….
A luna è russa pi li so piccati…”

Si apre lesta una carretteria,
fa cigolio al mulo già impaiato
e il cane accorre presto al tramestio,
capisce che il suo amico è già tornato.

In quel cortile freddo e sconsolato
non c’è parola che tu senta o dica,
non luci o suoni di presenza amica
solo rumori e una tristezza antica.

Come una foto opaca in bianco e nero
guardo le case in linea a fil di muro
il gioco delle luci danza leggero,
nulla si scorge, e’ solo un buco oscuro.

Fischiavo non so quali melodie
scansando ombre strane e fantasie,
che sui muri si affacciavano veloci
e che svanivano col canto e con le voci,

nell’ora buona per essere prudenti
per smarcare pericoli e scontenti:
meglio sarebbe stare nel lettino
come un bambino, prima del mattino.

Meglio sarebbe un mondo più fraterno
che non la corsa e il fare belluino.
Dormi ch’è notte nei tinedda,
dormi, che la notte è già finita.

Un po’ scomposta, aspra, genuina,
Vittoria si svegliava a poco a poco.
Ricordo le sembianze di ciascuno
e l’ora e il luogo che ancor ritrovo.

E tutto vive nella nostra vita,
Il lavoro improprio…..la scuola…. la fatica…..
il sapore aspro della mattinata,
già estroso al tempo, sempre nella sfida.

La matita donata dal maestro, un libro,
Il mondo stretto tutto nelle mani,
la campagna, le belle vendemmie,
un sorriso, la vita grama, e non so che domani.

I pugni in tasca, i libri, gli occhi al cielo,
l’orgoglio contadino del ben fare,
in lotta permanente coi disastri,
e la speranza dei giorni a migliorare.

Impossibile staccarsi dal quadrato
attorno alle piazze gia’ segnate,
quand’anche vagheggiavo siti strani,
Liguria, Genova e luoghi assai lontani.

“Odi et amo” la trama fra persone,
la lingua propria, la foggia delle case ,
ma soprattutto il buon lavorare
dei visi scarni e delle rese avare.

Sotto la grinta di una città scomposta
si cela un mondo scarno ed essenziale,
di mondi antichi, di mondi assai lontani
fatti di tenacia e di operosità.

Ora che il tempo volge ad altri lidi
che la tempesta entra dentro i cuori
che le famiglie soccombono meschine,
quei sogni di fanciullo eccoli qua’.

Son sogni generosi, offerti a tutti ,
offerti in dono per la mia città.

Francesco Aiello

Scritta il 24 Aprile 2018
Anniversario della Fondazione di Vittoria

 

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