La ex On. grillina Vanessa Ferreri ha pensato alla sua pensione nei cinque anni alla Regione - Ragusa Oggi

La ex On. grillina Vanessa Ferreri ha pensato alla sua pensione nei cinque anni alla Regione


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La ex On. grillina Vanessa Ferreri ha pensato alla sua pensione nei cinque anni alla Regione
Politica
13 novembre 2017

La deputata uscente dei 5 stelle, non riconfermata col voto del 5 novembre scorso, Vanessa Ferreri al pari di altri 9 dei 14 suoi colleghi di partito all’Assemblea Regionale Siciliana nella scorsa legislatura ha provveduto alla sua pensione integrativa privata con un fondo di 600 euro al mese.

Somme queste che sono state decurtate da quelle che i grillini dichiarano  di restituire rispetto l’indennità piena percepita in qualità di parlamentare all’Assemblea regionale Siciliana.

Lo svela oggi Repubblica Palermo che fa le pulci a tutti i parlamentari uscenti e nello specifico proprio i 5 stelle con le loro indennità.

Repubblica afferma che la  rinuncia al vitalizio è un bluff. Perché intanto i deputati grillini hanno stipulato una pensione integrativa, finanziata con i soldi che sulla carta dicono di voler restituire. La maggioranza dei 14 deputati grillini uscenti all’Ars ha accantonato 600 euro al mese per un’assicurazione previdenziale complementare, aggiungendoli ai 2.500 netti che i “portavoce” cinquestelle trattengono per sé dalla busta paga parlamentare: i parlamentari, sulla carta, versano su un fondo per le imprese i compensi che eccedono i 2.500 euro, ma detraggono le spese per l’attività parlamentare, fra le quali da qualche mese — oltre a voci come la benzina o i costi di trasferimento — è comparso anche un costo fisso di 600 euro. La motivazione, sul sito che pubblica i rendiconti grillini, varia da deputato a deputato: c’è chi la definisce con più chiarezza un «accantonamento pensionistico» e chi usa un più generico «accantonamento previdenziale », ma la maggioranza si rifugia dietro un fumoso «imponibile previdenziale». Il risultato, però, è sempre lo stesso: una pensione integrativa.

Il meccanismo è stato adottato da 9 deputati su 14. Dell’elenco fanno parte Sergio Tancredi, Stefano Zito, Francesco Cappello, Valentina Zafarana, Angela Foti, Giampiero Trizzino (l’unico che lo definisce con chiarezza «accantonamento pensionistico »), Gianina Ciancio, Valentina Palmeri e Vanessa Ferreri, quest’ultima non riconfermata all’Ars con il voto di domenica: non c’è dunque Giancarlo Cancelleri, il candidato governatore grillino sconfitto domenica da Nello Musumeci. «La pensione integrativa — ammette Ciancio, che indica la dicitura “accantonamento previdenziale” — è nata perché abbiamo rinunciato al vitalizio. Per l’Assemblea o prendi il vitalizio o non prendi niente. Così abbiamo cercato di organizzarci: almeno abbiamo i contributi versati».

«Noi — aggiunge Foti, che definisce la trattenuta “imponibile previdenziale” — non abbiamo contributi di alcun genere. È un accantonamento pensionistico calcolato sui 2.500 euro, e ovviamente non su tutto lo stipendio da 8mila». Intanto l’Ars si prepara a un salasso da quasi un milione e 800mila euro. Con la fine della legislatura, l’Assemblea si prepara infatti a versare l’“assegno di fine mandato”, una sorta di liquidazione che sarà erogata a tutti i deputati uscenti, compresi quelli non rieletti: alla Ragioneria di Palazzo dei Normanni, in queste ore, si stanno facendo i conteggi, ma il pagamento si dovrebbe aggirare intorno ai 19.800 euro a testa. E i grillini, che secondo gli uffici dell’Ars lo riceveranno come gli altri, non sanno che fare: «Non ne abbiamo mai discusso — taglia corto Cancelleri — ma se sei rieletto non arriva nulla».


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