IL CULTO DEI SANTI NELLA CHIESA CATTOLICA

Il culto dei  santi  è uno degli elementi caratterizzanti la Chiesa Cattolica.  La Chiesa ortodossa venera un numero di gran lunga inferiore di santi  rispetto alla chiesa cattolica , la chiesa anglicana ancora meno.  Le Chiese nate dalla Riforma Protestante di Lutero e Calvino non ammettono il culto dei santi.

Da diversi decenni ,soprattutto dopo il Concilio Ecumenico Vaticano II, il clero ha cercato di correggere nei fedeli un culto dei santi  che  si manifestava in forme che rasentavano l’idolatria, il paganesimo e che metteva in ombra il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo   e soprattutto la Divina Eucarestia.

La statua del Santo  diveniva vero e proprio oggetto di adorazione (idolatria   e paganesimo), le feste e le processioni occasione di fanatismi, risse, violenze ( si pensi alla novella “Guerra di Santi” di Verga, alle rivalità nella nostra Ragusa tra Sangiovannari e Sangiorgiari, e nella vicina Comiso tra i devoti dell’Annunziata e i devoti dell’Addolorata (la Madonna contro se stessa!!!)

Il popolo di Dio oggi è molto più maturo  e , tranne qualche fenomeno di arroccamento alle vecchie tradizioni, ha capito che il Santo è un essere umano e che la ricorrenza della sua festa deve essere occasione di  conversione, di  prendere a modello di riferimento le sue virtù.

Si resta invece perplessi di fronte ai criteri con cui si procede alla beatificazione e poi alla canonizzazione di questa o quella personalità che ha dato prova di santità e per intercessione della quale si sono verificati miracoli.

Anni fa un gesuita mi disse che se non c’è un ordine religioso, una grande organizzazione in grado di portare avanti, anche dal punto di vista economico, il processo, a nulla vale tutto il resto.

Infatti il maggior numero di santi e beati sono religiosi e religiose, fondatori di ordini e, mi si consenta, non dicono molto come modello di riferimento alla gente comune che vive nella società odierna. Interessano solo gli appartenenti al loro stesso ordine.

Per arrivare alla beatificazione prima e alla canonizzazione dopo sono indispensabili miracoli documentati e sottoposti all’autorità ecclesiastica, oppure il martirio, come nel caso di Massimiliano Kolbe.

 Ma se i miracoli sono opera di Dio perché sono così importanti per riconoscere la santità di vita? Se il Santo deve essere per noi comuni mortali un modello di riferimento non dovrebbe contare soprattutto quello che ha operato nella sua vita terrena, lo sforzo che ha fatto su se stesso per mettere in pratica il Vangelo?

Poi, francamente, il discorso dei miracoli rischia di distorcere il culto dei santi.

Quelli che fanno miracoli hanno un gran seguito di fedeli, gli altri no.

Un’inchiesta di qualche anno fa ha messo in luce che S. Francesco è il santo meno invocato. S. Antonio, nella qualità di taumaturgo, è stato sostituito da San Pio da Pietrelcina . In qualche chiesa è anche scomparso il suo simulacro.

Per converso una volta  una persona mi ha detto che aveva perso la fiducia in San Pio perché l’aveva invocato per la guarigione di suo figlio e non era stata  ascoltata.

Questo è il risultato di un culto finalizzato a ottenere miracoli, sensibile soltanto a manifestazioni   soprannaturali, ad eventi straordinari, senza alcuna implicazione per quanto riguarda il mettersi in discussione, intraprendere un cammino   di conversione.

Voglio precisare che non ho nulla contro San Pio, mi disturbano certe deformazioni cui è andato incontro il suo culto.

Infine l’ultimo libro di Gianluigi Nuzzi, Via Crucis, mette in luce il fatto che in Vaticano la gestione economica dei processi di beatificazione è in mano a laici che maneggiano milioni di euro senza essere debitamente controllati.

E’ lecito aspettarsi che tutto questo finisca e che i processi di beatificazione non servano per arricchire persone sulla cui onestà non si può giurare.

Laura Barone

 

 

 

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