LE CREATURE FEMMINILI DEL MANZONI

“I Promessi Sposi” del Manzoni , a cui la scuola italiana ha reso il pessimo servizio di renderlo odioso e di non farlo leggere, perché gli studenti lo conoscono solo attraverso i riassunti, ha avviato in Italia quel genere che in altri paesi europei aveva almeno un secolo di vita e aveva raggiunto livelli notevoli.  Questo perché il Manzoni è il meno provinciale, il più europeo dei nostri così detti maggiori dell’800.

“I Promessi Sposi” sono un romanzo storico. E’ passato di moda il romanzo storico? Io girerei la domanda ad Umberto Eco che dopo il successo de “Il nome della rosa” ci ha riprovato con “L’isola del giorno prima” e con “Baudolino” e a Ken Follett che ne sforna uno all’anno.

E’ un romanzo che affronta gli interrogativi fondamentali dell’Umanità, e quanti scrittori oggi lo fanno anche se, per rispondere, non attingono alle certezze del convertito Manzoni.

E’ un romanzo psicologico . E quale narrativa degna di questo nome può prescindere dal sondare l’anima dei personaggi per comprendere le ragioni delle loro azioni, può esimersi dal rappresentare in maniera credibile i protagonisti senza dar loro un temperamento, un carattere, una personalità definita, insomma.

Per restare dentro il nostro tema, cerchiamo di incontrare qualcuna delle protagoniste dei Promessi Sposi.

Cominciamo da quella che, senza sua colpa e senza colpa dell’Autore, è considerata la più antipatica soprattutto dai nostri studenti: Lucia Mondella.

Al giorno d’oggi appare troppo perfetta, troppo scrupolosa, addirittura ridicola per i suoi facili rossori.

Ma Lucia non è un personaggio poco credibile per i tempi in cui vive, per i tempi del Manzoni, e non lo è se pensiamo ai costumi e alle convinzioni che dominavano nella nostra società sino ad una cinquantina di anni fa.

Il Manzoni ha voluto rappresentare una donna giovanissima, semplice, con una Fede totalmente priva di dubbi che la possano incrinare, che si affida alla guida di un religioso, come tantissime persone facevano sino a tempi abbastanza recenti, non solo per tutto ciò che attiene alla Fede e alla Morale ma anche per questioni molto più secolari, dato che i religiosi, in un mondo di analfabeti, detenevano la cultura in senso lato.

A critici di ispirazione  marxista Lucia appare una creatura plagiata da Padre Cristoforo, ma, francamente, quando si formulano giudizi di questo genere, si dimostra incapacità di guardare a un contesto storico e sociale con la necessaria obiettività.

Un altro personaggio femminile che, invece non suscita reazioni di antipatia è Agnese, la madre di Lucia, eppure i critici più avveduti hanno detto che Agnese è una Lucia che ha vissuto più a lungo e, pur senza perdere nulla di quella bontà e generosità che il Manzoni ritrova più facilmente nel popolo che non negli appartenenti alla sua classe sociale, ha smussato qualche angolo, si è resa conto che la perfezione non è di questo mondo, indulge a qualche scelta azzardata, come il matrimonio a sorpresa, ha perso la timidezza e si rivolge ai signori, anche se non è interrogata, o non sa parlare, come si dovrebbe, a un Cardinale.

Un breve cenno merita il gustosissimo personaggio di Perpetua che non ha molte sorelle nella narrativa ma forse ne ha moltissime nel teatro e soprattutto nel cinema.

E’ la donna di una certa età, esclusa non per sua scelta dalle vicissitudini amorose, lecite o illecite che siano, destinata al ruolo di serva e consigliera ,più saggia del suo padrone, Don Abbondio, il quale, come sottolinea il Manzoni ,ad un certo punto della storia dovrà costatare, pur senza dar ragione all’uno e all’altra ,che i pareri di Perpetua sono molto simili ai giudizi del Cardinale Federigo Borromeo.

Infine ci occupiamo del personaggio femminile più conosciuto e più apprezzato del Romanzo, Gertrude, ispirato dal personaggio storico di Virginia de Leyva, figlia di un potente signore spagnolo, costretta alla monacazione dall’iniqua legge del maggiorasco, monaca indegna non solo per aver ceduto all’amore di uno scellerato, ma per essersi fatta complice di delitti per nascondere quest’amore.

Nel “Fermo e Lucia”, prima stesura del Romanzo, il Manzoni si dilunga sulla narrazione degli amori e dei delitti della monaca, nei

“ Promessi Sposi” tutto questo viene condensato nella famosissima frase “…e la sventurata rispose.” Che costituisce un’ottima scelta dal punto di vista estetico, anche se a dettarla furono ragioni morali.

Gertrude è un personaggio sempre attuale perché, anche se le monacazioni forzate non esistono più, esistono sempre i conflitti tra genitori  e figli , i turbamenti dell’adolescenza, i primissimi amori segreti .

Sintomatico il fatto che un attento lettore del Romanzo manzoniano, il Verga, quasi cinquant’anni dopo, scrive “Storia di una capinera”, altra storia di una monacazione forzata che avrà un successo superiore alle aspettative dello stesso Autore.

Sappiamo che Verga inviò questo suo romanzo al Manzoni, ormai vegliardo, ma non ne ebbe alcuna risposta, chissà perché!

Se posso esprimere una mia convinzione: il più riuscito fra i personaggi femminili del Manzoni non sta ne “I Promessi Sposi” ma nell’ “Adelchi”

L’Ermengarda manzoniana è una vera eroina romantica.

La Storia dice ben poco di questa principessa longobarda, figlia e sorella di re, andata sposa per ragion di stato al re dei Franchi, Carlo Magno, e da lui ripudiata, sempre per ragioni politiche.

Il Manzoni ne fa una creatura viva, innamoratissima del suo sposo. Costretta dal crudele destino che su questa terra perseguita i buoni a rifugiarsi in un convento, è incapace di dimenticare i momenti felici (“nessun maggior dolore che ricordarsi del tempo felice ne la miseria” aveva scritto Dante e, prima di lui, Virgilio), di dimenticare la violenta gelosia suscitata dalla presenza di un’altra donna a fianco del suo Carlo, e la follia d’amore la conduce alla morte,  la sola che potrà darle  pace .

 

 

Laura Barone

 

 

 

 

 

 

 

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