Speriamo di
saper descrivere la vicenda contenuta nel decreto che oggi va al Senato per
essere approvata nei giorni seguenti anche dalla Camera. Si tratta del divieto
per i medici del servizio sanitario nazionale di indicare, nelle ricette, il nome
del prodotto medicinale prescritto ma solo la molecola di base del prodotto in
modo che il paziente possa scegliere in farmacia anche un prodotto equivalente.
I medici sono in rivolta perché sarebbe tolta loro la facoltà di prescrivere un farmaco di “ottimo”
livello per un altro che probabilmente ha una percentuale più bassa di quella
del farmaco “griffato”, potrebbe essere prodotto da case farmaceutiche
artigianali o senza le garanzie di un prodotto di alto contenuto tencico,
Insomma
secondo alcuni le “amicizie” dei medici passerebbero da da questi ai farmacisti
che potrebbero “consigliare” medicine più a buon mercato o prodotte da case
farmaceutiche “amiche” o che fanno loro maggiori sconti ma che non garantiscono
il massimo della percentuale della molecola base, degli eccipienti, ovvero
prodotti in condizioni igienico-sanitarie non proprio ottimali. Chi ha ragione?
Come sempre la verità sta in mezzo ma conoscendo la serietà professionale della
gran parte dei farmacisti pensiamo che il “calcolo economico” lascerà il posto
alle effettive esigenze del paziente e quindi il consiglio sarà solo
propfessionale e non di proprio specifico interesse.
Ed i
cosiddetti collaboratori scientifici delle case farmaceutiche che fine faranno?
Quesi signori che muniti di borsette li troviamo nelle sale do attesa degli
studi medici per “invogliarli” a prescrivere questo o quel farmaco sono
passibili di licenziamento perché il
medico non potrà più prescrivere il “loro” farmaco o si trasferiranno nelle
farmacie per promettere sconti maggiori?
Risposte che
non sappiamo dare ma che il nostro esperto medico di base darà magari seguito
dal parere del farmacista.
di Franco Portelli