Sicuramente molti sindaci hanno, da tempo, pensato bene di onorare anche la memoria dei soldati d'Italia e Germania assieme a quella degli "alleati". Nulla da eccepire. I morti sono morti e quanti sono caduti vanno sempre rispettati. Ma questo è il minimo che si possa fare.
Alcuni, in strano concorso con istituzioni militari, hanno preso spunto da
discussi e mai chiariti episodi di violenza delle truppe tedesche per
rivendicare il merito di riconoscimenti tardo-resistenziali. Ricordo
a costoro che ,dal 10 luglio al 17 agosto 1943 ed oltre, fino al
fatidico 8 settembre, l'Italia era in guerra contro gli anglo-americani
ed al fianco dei "veri" alleati tedeschi.
Che, pertanto, secondo
ogni ragionevole motivazione etica, civile e militare, lo sbarco in
Sicilia fu una vera e propria invasione. Quanti la contrastarono, nella sproporzione di mezzi e possibilità, fecero ben oltre il proprio dovere. Morendo in decine di migliaia, e pagando un grande tributo in feriti e prigionieri.
Italiani
e tedeschi uniti combatterono, spesso eroicamente, pure contro i
traditori che, specie negli alti vertici della marina, fecero
abbandonare a militari incolpevoli posizioni strategiche e fortificate
di enorme importanza. Vedi Pantelleria, Lampedusa ed Augusta.
Senza contare la totale assenza della flotta italiana dal tentativo di contrasto della invasione .
Questi sono dati storici assodati e di comune reperimento.
Pertanto
è auspicabile che il sacrificio di quanti difesero la Sicilia venga
perennemente ricordato pure alle nuove generazioni. Non rovesciando le
verità e facendo anche presente alla "società civile" che, in quel lontano 1943, fu la mafia a spianare la strada agli alleati.
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Ringraziamo l'autore dell'articolo che, ovviamente abbiamo pubblicato intregralmente anche se non condividiamo alcune piccole analisi di quei tragici giorni di guerra.
Franco Portelli