La famosa fontana all’incrocio
tra via Rapisardi e via dell’Arno, realizzata con un manufatto raffigurante
quattro grandi pesci, non c’è più. Delfini o sogliole giganti? Il dilemma è
durato anni. Piazzata in bella mostra nella rotatoria di ingresso in città, fu
realizzata a suo tempo in lamierino di ferro. Materiale che, a contatto con
l’acqua, è risultato assolutamente inadatto. Più volte i soliti buontemponi si
sono divertiti a riempire la vasca di detersivo. Quasi a voler simbolicamente liberare
dalla ruggine quei poveri e “anonimi” pesci. Nei giorni scorsi alcuni operai
del Comune, con l’ausilio di una gru, se la sono portata via come ferro
vecchio.“Ecco come vengono spesi i nostri soldi – esclamano due pensionati
assidui frequentatori della piazzetta Padre Pio – mentre la fontana viene
divelta; il progetto è costato alcune decine di migliaia di euro che avrebbero
potuto essere spesi per finalità sociali”. Oggi, in piena crisi economica ed
occupazionale, è fatale che i cittadini, appartenenti alla categoria dei comuni
mortali, dimostrino ad ogni occasione una forte disaffezione nei confronti
delle istituzioni. Che, purtroppo, rischia di diventare irreversibile. “L’azzeramento
della fontana – dicono in molti - oltre ad avere messo la parola fine ad uno
spettacolo sinceramente brutto a vedersi, ha prodotto probabilmente anche un certo
risparmio per le casse del Comune, considerati i costi da sostenere per la
manutenzione ordinaria, la pulizia ed il consumo di acqua”.
“Lasciare però tutto così come si
trova – esclama una signora della zona - non sta bene. Una volta rimosso quell’ammasso
di ruggine, sarebbe giusto attivare al centro della vasca almeno uno zampillo
d’acqua”. Sulla drastica decisione adottata dal sindaco in carica, Luigi
Ammatuna, interviene l’on. Roberto Ammatuna, sindaco del tempo. “Credo – scrive
in un comunicato - che tu abbia commesso un errore. Ti chiedo pertanto di ripristinare
il manufatto”. La fontana, fra l’altro, a parere del deputato pozzallese,
ideata come opera d’arte, non poteva essere rimossa in quanto ubicata in una
zona sottoposta a due tipologie di vincoli. “Credo sia un unicum – conclude –
che opere realizzate nel corso dei mandati dei sindaci precedenti vengano
smantellate da chi subentra, senza che esistano motivi di necessità ed
urgenza”. “Nessun torto a nessuno – replica il primo cittadino – né al sindaco
del tempo, né all’architetto progettista dell’opera; s’è trattato semplicemente
di un atto dovuto, posto in essere per motivi di sicurezza. In base a
prerogative e competenze dell’Amministrazione da me presieduta”.
di Michele Giardina