Il governo Monti, come del resto anche gli altri
precedenti, continuano a chiedere sacrifici agli italiani per risanare la
situazione economica, ma sembra che i sacrifici che gli italiani assumono su di
se non tornino indietro attraverso i servizi della pubblica amministrazione. La
sensazione diffusa che gli italiani hanno di ottenere dallo stato meno di
quanto danno deriva dal peso della corruzione e del debito pubblico.
Nella graduatoria sulla corruzione redatta da
Transparency International nel 2011 (http://www.transparency.it/) l’Italia figura al
69° posto: un paese del G7 che come corruzione compare al 69° posto, una cosa
desolante. Meno corrotti di noi vengono ritenuti numerosi paesi appartenenti al
cosiddetto Terzo Mondo. Ma la cosa ancora più triste è il voto medio che viene
dato all’Italia: 3,9 (la sufficienza è 6). Se consideriamo i paesi europei che
più sono a noi paragonabili come posizione internazionale e livello economico,
notiamo che la Germania (14°) ha un voto di 8, Regno Unito (16°) ha un voto di
7,8, la Francia (25°) ha un voto di 7, la Spagna (31°) ha un voto di 6,2. Come
si vede hanno tutti la sufficienza piena, e con tali voti diventa perfino
secondario il posto in classifica. Quando si dice che gli investitori non
vengono in Italia a causa dell’alto costo del lavoro e l’alto livello della
tassazione si mente: in Italia non si viene perché si ha il terrore di essere
taglieggiati, e questo è emerso in importanti ricerche. La corruzione diffusa
altera la concorrenza non a favore delle imprese più efficienti ma di quelle
dalla tangente facile, seleziona una classe politica molto scadente, avvelena
il processo democratico.
La Banca Mondiale stima in circa il 3% del PIL lo
sperpero medio di risorse dovuto alla corruzione. La corruzione induce povertà,
sconvolge l’economia e la società con gravi conseguenze per ognuno.
Allo stato, a parte le dichiarazioni di principio e un
certo impegno nella lotta all'evasione fiscale, non sembra che il Governo abbia
intrapreso particolari forme di lotta alla corruzione.
E, comunque, a parte l'impegno delle istituzioni, deve
essere chiaro che la corruzione si eradica solo con una crescita determinante
della coscienza civile. Tocca cioè anche ai cittadini, alle associazioni,
intraprendere delle iniziative che servano a combattere la corruzione in tutte
le sue forme rendendo consapevoli e mobilitando i cittadini, studiare i
fenomeni di corruzione, al fine di elaborare risoluzioni e strumenti che ne
possano eliminare o ridurre l’incidenza; sensibilizzare l’opinione pubblica sul
tema della lotta alla corruzione, promuovere nelle scuole e negli istituti
universitari la sensibilizzazione alle tematiche della lotta alla corruzione,
combattere la corruzione nelle relazioni pubbliche e private, incoraggiare gli
operatori economici pubblici e privati a formulare e ad applicare principi
etici condivisi.
Una società che abbia una elevata coscienza civica si
distingue, non solo per le leggi e le attività svolte dalle istituzioni ma,
soprattutto, per la coscienza, il senso del dovere e il modo di vivere dei suoi
cittadini. Queste caratteristiche riescono a impregnare di se anche le
istituzioni e le attività da esse svolta, innescando un circolo virtuoso di
evoluzione civica di tutta la società.
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di Giovanni Assenza