Questa non è la mia storia. Io mi limito ad essere
cronaca dei tanti cittadini ragusani e non solo, che hanno a che fare con la
sanità pubblica iblea.
Non potendo dattilografare
centinaia di casi ne racconto uno a simbolo di tanti altri che quasi
sicuramente fanno parte della mia classe sociale: i nuovi poveri (ex-ex-ex
classe media con crisi di identità).
Problemi per tutti. Ma diamo un inizio e una fine
a questa storia.
C’è una paziente colpita da
un ictus, che scoprirà di averlo avuto solo al quarto giorno di permanenza al
pronto soccorso dell’ ospedale civile di Ragusa.
La paziente è una donna di 65
anni, “non udente” (ma anche questa è un’altra storia) che è rimasta in degenza
per quattro giorni, come tantissimi altri ricoverati, nell’agonia di sapere
qualcosa e nell’urgenza di ricevere un farmaco.
Dopo quattro giorni di
purgatorio, fra rassicurazioni vaghe e infermieri che “poverini” si sbattono a
destra e a sinistra per avere il materiale con cui operare, la paziente viene
trasferita nel reparto di medicina della struttura, reparto a cui sarebbe
dovuta appartenere fin dall’inizio.
Non c’erano posti ci dicono:
da «60 posti letto li hanno ridotti a 26» - ci spiega un funzionario dell’ufficio
reclami (esiste questo inutile ufficio in cui tu vai, spieghi i tuoi reclami e
lui o chi per lui, dopo aver giustificato l’azienda ospedaliera con un “ci sono
i tagli dalla Regione” ti da un modulo che poi lui farà protocollare).
«Quella è la tua voce-
conclude ».
Facciamo comunque un passo
indietro. La paziente viene trasportata in ambulanza all’ospedale Maria Paternò
Arezzo per degli esami urgenti da fare. Gli esami vengono effettuati con cura e
tempestività.
Adesso si aspetta solo
l’ambulanza per ritornare all’ospedale civile di Ragusa.
Credo siano state fatte dalle
venti alle venticinque chiamate per sapere dove fosse l’ambulanza e il perché
non arrivasse.
La paziente, immobile di
tutti gli arti e immobilizzata in una barella, ha minacciato di buttarsi giù
perché preferiva morire al soffrire come una bestia.
Sono stati chiamati i
carabinieri dopo due ore interminabili di sentire:“l’ambulanza sta arrivando”.
Loro hanno detto di rivolgersi
agli uffici “tecnici” (tecnici?????) dell’ospedale perché ogni paziente ne ha
diritto.
«Ragusa ha a suo servizio una
sola ambulanza» - mi è stato detto – dopo è cominciata una storia confusa
sull’allargamento dell’Azienda sanitaria iblea che prevedeva la loro ex appartenenza
con USL7, della dispersione delle risorse, dei tagli dal nazionale e dalla Regione,
e poi uno strano paragone: «lei deve capire, è come se io a casa ho bisogno di
due macchine…e me ne posso permettere una sola». «Taglio no»?
«Mi scusi – risponde un terzo
– ma lei in caso di necessità sacrificherebbe il superfluo o i beni di prima
necessità? In questo caso non crede che una sola autoambulanza in tutta Ragusa
sia inammissibile?
C’è chi conclude dicendo che
la nostra azienda ospedaliera di cui tanto si vantano i “dirigenti e
dirigentucci” sulle trasmissioni locali si meritano un dirigente come
“Civello”. Grazie
Lettera firmata
di Lettera firmata